ANZIO PRC: RICHIESTO UN PIANO DI RIASSETTO IDROGEOLOGICO

I riferimenti sono dunque chiari, hanno un nome e cognome, quelli del primo cittadino anziate. “Certamente i cambiamenti climatici degli ultimi anni influiscono eccome, scrivono in una nota i rappresentanti del PRC, ma una quantità di pioggia, seppur eccezionale non dovrebbe causare i danni che ha causato in questi giorni, dove abbiamo visto crolli, palazzine evacuate (Via Luigi Mazza e Via Cocuzza), scuole allagate (Collodi), interruzione di corrente elettriche in ampie zone del territorio (Falasche e Seccia), allagamenti stradali e così via. Ciò non dovrebbe accadere in una città e in un paese che si dichiara civile. Se siamo a questo punto lo dobbiamo a decenni di cementificazione selvaggia, che ha nutrito i lucrosi affari di costruttori e politici loro sodali, con la presenza, accertata da molte indagini, di infiltrazioni malavitose sul territorio. Serve un piano pubblico di riassetto idrogeologico del territorio ad Anzio come in tutto il paese, da finanziare con il taglio delle spese militari, degli F35 e delle grandi opere inutili come la Tav o come l’irrealizzabile porto targato centro destra. Servono risorse per fare ciò e si potrebbero trovare con una patrimoniale sui redditi netti sopra i 700.000 euro, recuperando l’evasione o sequestrando i beni dei corrotti. Si può obiettare che tali provvedimenti sono da prendere a livello nazionale e che il comune non può attuarli da solo. Vero: il Prc infatti propone ciò da tempo ma intanto il comune potrebbe rivedere tutte le licenze edilizie rilasciate per verificarne l’impatto ambientale, istituire una moratoria sulle nuove espansioni edilizie, prevedere nuove canalizzazioni e consolidamenti utilizzando metodi eco-sostenibili, e prevedere, di concerto con l’ineffabile Acqualatina, un piano per la realizzazione delle fogne nei quartieri in cui queste non sono ancora presenti. L’amministrazione potrebbe avviare un piano straordinario di manutenzione, anche prevedendo delle forme di tassazione ad hoc, richiesta di fondi europei, o lo sforamento controllato del patto di stabilità, e ciò implicherebbe assunzioni di lavoratori. Sarebbe compito del consiglio comunale poi e dei cittadini dei vari quartieri e aree interessate, di verificare l’attuazione di un tale piano. Ma i politici di destra e di centrosinistra parlano ancora di mega-porto, di fantomatiche terme di fronte alla Riserva di Tor Caldara, di “sviluppo”, cioè di altro cemento, di altri danni ad un territorio ormai esausto, dimenticando che esso appartiene a tutti, mentre i profitti che vi si realizzano cementificando va nelle tasche dei soliti noti, lasciando a lavoratori e disoccupati, le briciole di un lavoro precario, intermittente, insicuro e malpagato.”