POMEZIA, DECESSO DELLE TARTARUGHE SPIAGGIATE: LA CAUSA LA PESCA ACCIDENTALE

La sola presenza, all’interno della cavità celomatica dell’animale, del filo di nylon da pesca e non anche dell’amo fa presupporre un suo recupero in modo estremamente forzoso e violento. E’ sconcertante pensare che in questa circostanza il pescatore abbia preferito recuperare un amo di pochi euro a fronte della vita di un animale che poteva essere salvato portandolo presso un centro specializzato dove, sottoposto ad intervento chirurgico per rimuovere il corpo estraneo, sarebbe stato riabilitato.   ”Pesca accidentale, inquinamento e antropizzazione dei litorali sono i pericoli maggiori che minacciano la vita di tartarughe marine e delfini” ci riferisce il C.te della Guardia Costiera di Torvajanica Giuseppe Falato “dal referto dell’Istituto di Zooprofilassi appare come, con molta probabilità, le due tartarughe siano state vittime di un attrezzo da pesca denominato “palangaro”. Questo attrezzo ad ami è utilizzato da pescatori professionisti e, con delle limitazioni sul numero di ami utilizzabili, anche da quello sportivo. E’ un attrezzo utilizzato per la pesca dei tonnidi e del pesce spada, e generalmente viene usato di notte: si cala verso il tramonto e si salpa all’alba. Con questo tipo di attrezzo da pesca la cattura accidentale di tartarughe marine non è rara. Infatti i pescatori professionisti solitamente le recuperano e, attraverso il numero blu 1530, lo segnalano alla Guardia Costiera che attiva le procedure per il trasporto dell’animale presso il nucleo di pronto soccorso della stazione geologica “Anton Dohrn” di Napoli, unico ente nazionale autorizzato al recupero delle tartarughe marine e dei cetacei, dove sarà riabilitato”