CORI, IL FOLKLORE NOSTRANO DIVENTA INTERNAZIONALE, TOCCA 9 PAESI E 4 CONTINENTI

Squilli di chiarine e rulli di tamburi hanno fatto da sottofondo alle acrobatiche e colorate coreografie degli Alfieri Coresi che hanno incantato il pubblico ricreando atmosfere popolari d’altri tempi. La bandiera, fonte di precisi significati fin dalla sua remota origine, ha mantenuto intatto il suo fascino nel corso dei secoli. Gli Sbandieratori sono gli eredi dei valorosi alfieri militari che nel Medio Evo e nel Rinascimento precedevano le truppe in battaglia. L’insegna era uno strumento di comunicazione, per impartire ordini dal comandante ai soldati, ma anche un’arma per offendere (picca). Il vessillifero la difendeva fino alla morte, ben sapendo che la sua perdita avrebbe comportato, oltre al disonore personale, disordine, scoraggiamento e sconfitta dei commilitoni.  I precisi movimenti dell’alfiere in guerra sono stati poi codificati in tempi di pace, fino a diventare una vera e propria arte. L’arte del maneggiar l’insegna è stata tramandata per mezzo di antichi trattati redatti dai Maestri d’Armi del Rinascimento, acquisendo sempre più col passare del tempo un carattere ludico e sportivo.  Cori, città della Bandiera, ha una lunga tradizione che si rifà a quest’antica arte descritta nei trattati dei maestri bandierai. Quest’arte, con molta probabilità, era propria degli Alfieri militari di ogni città italiana che, come Cori, hanno avuto una storia medievale e rinascimentale. Ma Cori tutt’ora vanta una scuola di sbandieramento unica in tutta Italia, che più si avvicina all’antica Arte del Maneggio della Bandiera, per l’uso dell’asta in legno di faggio con baricentro spostato più verso la punta che non sull’impugnatura.