POMEZIA, SEL SI SCAGLIA CONTRO CASAPOUND. NO A RACCOLTA FIRME CONTRO I MIGRANTI

“Il movimento di estrema destra, scrivono da Sel, chiede di far “chiarezza di fronte ad una situazione paradossale […]; la presenza di duecento immigrati che non sono nemmeno riconosciuti come profughi, di cui non si conoscono la provenienza e le condizioni sanitarie” e di “occuparsi delle famiglie italiane garantendo servizi sociali, scuole, servizi sanitari all’altezza, asili ed anche alloggi per l’emergenza abitativa”, sovrapponendo in maniera strumentale due piani di emergenza sociale – quella dei duecento migranti e quella degli abitanti di Roma 2. Casapound, in questo modo, evitando di analizzare con lucidità le due situazioni nella loro unicità, interezza e complessità, aspira solo ad accrescere il proprio consenso, seminando razzismo e xenofobia. Questo deprecabile modo di agire e di argomentare, peraltro, manifesta con tutta evidenza un approccio grossolano e superficiale al problema: l’assenza del riconoscimento dello stato di rifugiati politici, infatti, non attiene alla responsabilità individuale dei migranti ma ai tempi lunghi della burocrazia italiana, così come parlare di condizioni di salute manifesta la volontà di insinuare timori infondati nell’opinione pubblica.” Il circolo SEL di Pomezia – opponendosi strenuamente all’iniziativa di CasaPound – denuncia il totale abbandono dei duecento ragazzi ospiti del residence ai quali dobbiamo – come Paese – doveri di accoglienza, solidarietà e rispetto e non un atteggiamento difensivo pervaso da una sorta di “ansia da invasione”. Alcuni gesti di questi ragazzi, come quello di frugare nella spazzatura, oltre a ledere la loro e la nostra dignità, dimostrano l’inadeguatezza di una gestione che non prevede l’implementazione di alcuna attività per ridare loro dignità ed utilità sociale. Il rischio, perseverando su questa strada, è di creare le condizioni per un’inutile “guerra” tra residenti e migranti, che può essere allontanato solo attraverso una vera politica dell’accoglienza e dell’integrazione. Quest’ultima si alimenta attraverso pratiche quotidiane che ridiano dignità e utilità sociale alle persone che il residence accoglie; persone che, cercando di integrarsi nella Società che le ospita, non sono alla ricerca di carità ma di un futuro migliore.