DEBITO PUBBLICO, APPROFONDIAMO

Evidentemente non è bastato, confrontare Paesi con la moneta unica in Europa con paesi europei con moneta sovrana, quei paesi cioè che pur facendo parte dell’Ue, hanno la possibilità di gestire l’emissione monetaria in modo indipendente ed autonomo senza lo spauracchio dello spread. Si parla ancora di debito pubblico, come il mostro che ci morde continuamente od ancora meglio come di frequente sentiamo “lo Stato è come una famiglia, se spende più di quanto incassa diventa insolvente” Questa analogia, tra il debito pubblico e il debito di una famiglia non è corretta: se l’analogia ammissibile sarebbe quella con il debito di un componente della famiglia verso un altro componente, ad es. del figlio verso il padre, è evidente che non avrebbe senso dire che la famiglia in quanto tale sarebbe indebitata. Questo pensiero, è di chi non ha mai aperto un libro di economia base, lo Stato non è come una famiglia, lo Stato deve spendere a deficit, in caso contrario sottrarrà ricchezza alle famiglie (avete mai sentito che il Giappone è in default solo perché ha il 230% di deficit su PIL? No, strano perché con questa teoria il Giappone avrebbe dovuto chiudere da tempo). Pertanto la ricchezza del settore privato aggregato (incluse le istituzioni finanziarie) è infatti così composta (lasciando da parte i rapporti con l’estero): Capitale reale (immobili, attrezzature produttive) + Titoli del debito pubblico + Moneta. Un più elevato stock di debito pubblico implica pertanto una maggiore dimensione della ricchezza privata costituita da titoli pubblici. Affrontiamo ancora una volta l’argomento, in modo più specifico: cos’è il Debito Pubblico? Il debito pubblico è il debito, che il settore pubblico di uno Stato, contrae nei confronti di soggetti ad esso esterni (famiglie, imprese, istituzioni finanziarie). Lo stock di debito al quale si fa generalmente riferimento consiste di titoli a breve, medio e lungo termine, e non include invece altre forme di debito (ad es. i debiti verso fornitori). L’emissione di debito pubblico ha lo scopo di procurare al settore pubblico mezzi di pagamento necessari a finanziare il deficit pubblico, e cioè l’eccesso di spesa pubblica (inclusi gli interessi sul debito) rispetto alle entrate dello stesso settore pubblico. Qual è il limite del DP? l’analisi economica non ha individuato un limite alla dimensione del debito pubblico, sia essa assoluta od in rapporto al prodotto interno, oltre la quale la sua riduzione debba considerarsi necessaria (vedi Giappone o verifica la soglia del 3% deficit/PIL, pura invenzione scolastica). Ma anche ammettendo che in futuro tale esigenza si ponga, e che a questo scopo le generazioni che verranno saranno chiamate a sostenere un più elevato rapporto tra imposte e servizi pubblici ricevuti, non è difficile vedere che nessun onere aggiuntivo graverebbe per questo su di esse. La ragione di ciò sta, ancora, nella natura del debito pubblico quale componente della ricchezza del settore privato, e pertanto quale attività che le future generazioni riceveranno in eredità dalle generazioni precedenti. Per semplice conferma, che non c’è un limite assoluto, ricordo che nel Dicembre del 2011 il Presidente B. Obama si trovò ad affrontare il superamento della soglia (autoimpostasi) prevista per il limite del debito pubblico Statunitense, in pratica gli USA si trovarono di fronte il baratro del default, il mondo restò in ansia (gli USA sono un Paese debitore nel mondo), poi d’incanto un accordo tra repubblicani e democratici ha permesso, di spostare l’asticella del limite previsto (da 16,5K trilioni di dollari a 20K trilioni di dollari, ad oggi sono comunque arrivati a 19K trilioni di dollari) cioè di poter aumentare d’imperio il limite, determinando il recupero anche dell’economia reale. Aumentando il debito pubblico gli USA sono usciti dalla crisi che hanno creato. Il DP frena il PIL La spesa pubblica non può “frenare il PIL” per definizione, anzi se mai è un moltiplicatore del PIL, la spesa pubblica in quanto tale genera dei ricavi per gli operatori producendo ricchezza privata. Eventualmente il problema è nella riduzione forzata del DP, in quanto per ottenerlo è necessario sottrarre ricchezza ai privati cittadini. Sono i tagli alla spesa o l’aumento delle tasse a generare una riduzione del PIL, in modo più profondo della riduzione che vogliono perseguire, in quanto ciò determina una ripercussione negativa, superiore alla sua applicazione assoluta, che conosciamo come il moltiplicatore Keneyesiano, per es. se taglio di 100 l’effetto sull’economia sarà di un taglio di almeno 150, quindi l’azione depressiva sarà notevolmente superiore (la Grecia insegna). Il crescendo di manovre restrittive imposte dall’Europa all’Italia, con la scusa del debito pubblico della nostra Nazione, hanno determinato le conseguenti cadute dei livelli di produzione e di occupazione. Grazie all’Euro, per l’aiuto al nostro disfacimento, grazie alle politiche suicide di depressione della spesa pubblica, grazie al sogno Europeo, siamo arrivati a questo punto.