“QUANDO IL ROCK DIVENNE MUSICA COLTA: STORIA DEL PROG” DI FABIO ROSSI PRESENTATO AL CONSERVATORIO DI ROMA

Il rock cosiddetto “Prog” (abbreviazione del termine inglese “progressive rock”) è stato un movimento culturale di spicco, iniziato negli ultimi anni ’60 e durato fino alla metà degli anni ’70. Di origine inglese, il movimento è arrivato in Italia quasi contemporaneamente ma purtroppo non ha quasi mai ricevuto i meritati riconoscimenti, a causa dei gusti musicali dell’utenza e dell’industria discografica italiana orientati maggiormente verso la musica melodica tradizionale. Con questo libro, per la prima volta in Italia, si dà finalmente rilievo ad un rivoluzionario fenomeno che è esistito ma che è stato quasi completamente trascurato, di cui non esistono trattazioni esaurienti. Dopo quasi 50 anni è arrivato il tempo di collocare il “progressive rock” nella cultura musicale dei nuovi fruitori e creatori della musica colta. Il libro tratta il fenomeno del “Prog” da un punto di vista dell’esperienza personale dell’autore, trattando in modo fluido e diretto il fenomeno culturale “Prog Rock” come una rivoluzione musicale che prese piede dal 1969 al 1975. Sono citati ovviamente i maggiori esponenti della musica inglese e americana ma non mancano i gruppi italiani. La conferenza di presentazione del libro è iniziata con uno stralcio da un video di un recente concerto degli “YES” ed è stata preceduta dalla introduzione dei proff. Roberto Giuliani, direttore del conservatorio Santa Cecilia, e Carla Conti. Oltre al relatore Francesco Baldi, docente di Storia del Rock presso il conservatorio di Santa Cecilia, sono intervenuti anche il giornalista Maurizio Baiata e il pianista Marco Lo Muscio. Maurizio Baiata ha ricordato i gloriosi tempi del “Ciao 2001”, la rivista di musica con cui all’epoca collaborava, che si poteva considerare, in Italia, l’unico mezzo di divulgazione musicale all’avanguardia degli anni ’70, quando già in Inghilterra e in USA il progressive rock era diventato un fenomeno come un fiume in piena, di cui tutti i media parlavano. Il “Ciao 2001”, considerato ancora oggi in Itala una importante fonte di cultura musicale, purtroppo non si trova più negli archivi. Questo dimostra che in Italia sono pochissime le fonti da cui si può studiare in modo esauriente la storia del Rock. Come infatti ha affermato anche il prof. Giuliani, non si trovano in Italia dei buoni libri che trattino il Rock come un movimento culturale di rilievo, a parte alcune opere di carattere unicamente biografico, con contenuti prevalentemente frivoli. Il pianista Marco Lo Muscio ha suonato alcuni pezzi al pianoforte e alla tastiera (utilizzata come organo) per evidenziare le numerose somiglianze e i legami tra il classico e il “Prog”. Ha suonato le trascrizioni, da lui elaborate, di brani dei Genesis, di Rick Wakeman, di Keith Emerson, Gyorgy Ligeti. Non si sa bene, in fondo, se il “Prog” in Italia è stato poco apprezzato perché poco divulgato dai media o se è stato poco divulgato dai media perché troppo poco conosciuto e apprezzato. Del resto in Italia imperversa da decenni la cultura del Festival di Sanremo, considerato la rassegna più importante delle nuove tendenze musicali. In effetti i gruppi rock in Italia negli anni ’70 esistevano ed hanno anche prodotto molta musica, ma l’industria discografica ha preferito promuovere il cantautorato. Anche per i passaggi radiofonici di allora si era scelto di trasmettere brani di 2 minuti, piuttosto che mandare un brano, o una suite, che sicuramente duravano molto di più. Per citare solo alcuni dei gruppi “prog” italiani: Premiata Forneria Marconi, Banco del Mutuo Soccorso, Area, Trip, Metamorfosi, Orme, Balletto di Bronzo, Rovescio della Medaglia, New Trolls, Osanna, Acqua Fragile, Raccomandata Ricevuta di Ritorno, Analogy, Garybaldi, Arti e Mestieri, Flora Fauna e Cemento, Goblin. Questi gruppi, i cui componenti oggi sono settantenni, vantano prestigiose esperienze che si sono estese anche aldilà dell’Italia, e in parte esistono tuttora e continuano a suonare. Ma per 50 anni sono stati ingiustamente oscurati dai cantautori. Come poteva sopravvivere il “Prog” in un paese dove impera il gusto per il classico, la lirica, la melodia e il jazz, in cui l’unica innovazione è rappresentata da pezzi melodici con tanti testi, con la rima, ma senza orchestrazione e arrangiamento? Molti corsi di Storia del Rock in Italia hanno erroneamente incluso il Rock all’interno della musica popolare, o della world music, o addirittura del jazz, creando non poca confusione nei fruitori della nuova generazione e una perenne insoddisfazione negli appassionati di “Prog”. Anche nei conservatori d’Italia il Rock è ancora materia sconosciuta e trascurata, a parte qualche sporadica isola felice, come Santa Cecilia, dove il prof. Francesco Baldi è stato un coraggioso pioniere del corso di Storia del Rock. Il “Prog” è fantasia, tecnica compositiva, emozione, teatralità, amplificazione, ricchezza di sonorità, è un prezioso scrigno che contiene la sintesi e l’evoluzione di molti stili del passato antico e recente: barocco, classico, romantico-sinfonico, jazz, blues. I musicisti “prog” hanno un’approfondita preparazione musicale e si cimentano sia con l’utilizzo sperimentale di nuovi strumenti come il sintetizzatore Moog, il dulcimer, il mellotron, il theremin, sia con l’utilizzo più innovativo e ricercato di strumenti tradizionali come il flauto e il violino. E riescono a creare una musica immaginifica, ad improvvisare, a “vivere” ciò che suonano e a farlo vivere anche a chi lo ascolta. Non per niente la maggiore aspirazione di molti famosi gruppi “prog” è stata quella di poter suonare assieme ad una vera e propria orchestra sinfonica. Per queste motivazioni il “Progressive Rock” è una musica immortale che deve essere conservata e studiata.