ROMA, SPALLETTI: “NON SIAMO STANCHI”

La conferenza è quella prima di Roma-Napoli, ma Luciano Spalletti, inevitabilmente torna anche sul derby di mercoledì scorso: “Abbiamo qualcosa da dire, sia io che la squadra, l’importante è non fermarsi a questa partita. Anche perché è solo il primo tempo, anche se i laziali mi hanno riempito di messaggi, persino il mio padrone di casa… Ma i conti si fanno alla fine”. ORTICELLO — Archiviato l’argomento derby, (“rivedendo la partita per lunghi tratti abbiamo fatto bene”), Spalletti si dedica poi a Roma-Napoli: “È delicata, ci vorrà tanta attenzione, dovremo mettere in campo forza e qualità, sia noi che loro. Sarri ed io siamo cresciuti nella stessa terra, sappiamo quando è il momento di mandarci messaggi e quando invece dobbiamo guardare il nostro orticello e adesso è quel momento. Il Napoli come noi è maturo, noi dobbiamo mettere tutta la maturità che ci siamo costruiti in questi mesi”. STANCHI? NO — Ecco perché Spalletti respinge al mittente le accuse di stanchezza: “È vero – ammette – che ci sono tante partite e tante energie da mettere in campo, ma noi non siamo stanchi, dobbiamo giocarla alla pari, anche se il Napoli ha riposato un giorno in più. Non ci garba fare compassione agli altri. Siamo pronti, perché sapevamo che avremmo affrontato questo periodo qui e i risultati ci dicono che stiamo facendo quello che fece la Juve un anno fa. Adesso invece loro stanno facendo un percorso miracoloso. Ci può stare – precisa però – che si cambi qualche calciatore, anche domani”. Tra questi non dovrebbe esserci Dzeko: “Ha fatto una grande partita a Milano, sottotono invece al derby, ma una partita sbagliata ci può stare. Magari dopo 2-3 diremo che è stanco”. RÜDIGER E IL RARO — Oggi Rüdiger compie 24 anni, i bui razzisti dei tifosi della Lazio al derby non sono andati giù al tecnico toscano: “Per provare ad annullare il razzismo come succede in Europa c’è bisogno di un percorso etico, perché siamo ancora distanti, bisogna essere ben decisi e attaccare chiunque evidenzi questo comportamento”. A questo proposito, Spalletti racconta un retroscena: “In Toscana tutti conoscono “il raro”, un ragazzo non vedente con dei bellissimi occhi azzurri. Quando gli si avvicinava qualcuno lui li sgranava, anche se non vedeva, ed era il suo modo di dire: “Mostrati, anche se non ti vedo”. I razzisti dovrebbero vivere come lui per vedere le persone per come sono e per il cuore che hanno e non per il colore della pelle”. LUIS E IL FUTURO — Battute conclusive dedicate alla decisione di Luis Enrique di lasciare il Barça a fine stagione: “Magari potrebbe esserci una differenza tra dirlo a Barcellona e dirlo a Roma. Lì evidentemente in accordo con la società si è deciso di dirlo, qui magari è più difficile. Io, quando la società mi chiamerà, dirò tutto solo e direttamente a loro”. La domanda a questo punto è: quando succederà: a fine stagione o prima?