LADISPOLI, CARTOMANZIA E LINEA HOT: PROTESTA DELLE OPERATRICI DI UN CALL CENTER LASCIATE SENZA STIPENDIO DA MESI

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Questo il compenso che le socie-lavoratrici di una cooperativa dicono di aver percepito durante il periodo in cui hanno lavorato al call center. Un meccanismo semplice: più si tiene il cliente al telefono, più si guadagna. Solo le capo turno prendevano 10 euro fissi in più al giorno, dovendo tuttavia passare la maggior parte delle chiamate alle altre operatrici. L’ufficio dove queste donne lavoravano si trova proprio nel centro storico di Ladispoli, in viale Italia, subito sopra ad un noto e frequentato bar del corso principale. Adesso risulta essere stato chiuso. Nel mezzo una storia di stipendi non pagati, un rapporto di lavoro che si deteriora nel corso dei mesi. La precipitazione è avvenuta dopo luglio e agosto, raccontano F.L.V e C.T, due mesi di fuoco non solo per le temperature. Straordinari a più non posso che, insieme agli stipendi delle relative mensilità, non sono mai stati pagati dall’amministratore della cooperativa. “Abbiamo lavorato anche 13 ore al giorno, compresa la notte – racconta Francesca – attaccavamo alle 4 di pomeriggio e finivamo alle 3 di notte”. Alcuni sociologi, per descrivere simili impieghi, parlano di “bad jobs”: lavori cattivi. Ma le nove donne rappresentate da Marcello Frosi, sindacalista della Confael (Confederazione Autonoma Europea dei Lavoratori) di Cerveteri, riuscivano con quel lavoro a tirare avanti, pagando, anche se a fatica, affitto, cibo e bollette. Per questo, malgrado le mensilità arretrate, hanno pazientato per diversi mesi. Nel frattempo l’amministratore della cooperativa ha tentato una conciliazione sindacale fallita – la cui legittimità viene ora contestata dal sindacato – che prevedeva la rateizzazione degli stipendi mancanti in pagamenti da 100 euro al mese e la rinuncia delle socie-lavoratrici ad ogni azione o pretesa future. Tra dicembre e febbraio, una tira l’altra, stanche di non essere pagate, le nove operatrici hanno smesso tutte di lavorare. Sono seguite richieste di documentazione ed esposti alle autorità competenti. Ora annunciano battaglia affinché possano ricevere quanto si sono duramente guadagnate. La loro protesta si aggiungerà a quella già messa in atto, i primi di febbraio, da altre socie lavoratrici ad Aprilia, dove si trova l’altra sede operativa della stessa cooperativa. Anche quest’ultime lamentavano il mancato pagamento di mensilità arretrate.