TARQUINIA, CENTRALE A BIOGAS: PRESENTATO IL RICORSO AL TAR

Il ricorso, che è stato sottoscritto anche da numerose aziende agricole e persone residenti nella zona, si caratterizza per essere probabilmente uno dei primi nella storia della giustizia amministrativa ad essere stato proposto anche da due bambini di appena un anno abitanti a pochi metri dall’area dell’impianto i quali – per il tramite dei propri genitori – hanno agito per la tutela del proprio diritto inviolabile alla salute, presente e futura.

Oltre ad aver denunciato i molteplici profili di criticità ambientale e sanitaria che caratterizzano l’impianto, i ricorrenti hanno contestato la «manifesta incoerenza del progetto con il Piano di gestione dei rifiuti della Regione Lazio e con il Piano di Gestione dei rifiuti della Provincia di Viterbo ed hanno rinnovato le censure già sollevate durante l’istruttoria dal Consorzio di bonifica della Maremma Etrusca, che ha sempre affermato l’incompatibilità dell’impianto con l’area dell’Olivastro, un comprensorio agricolo di straordinaria rilevanza, nel quale sono presenti coltivazioni (anche biologiche) di qualità che ne fanno un distretto di eccellenza».

Sotto altro profilo le associazioni hanno chiesto l’annullamento degli atti impugnati poiché «viziati per eccesso di potere per manifesto travisamento dello stato dei luoghi, erronea valutazione dei presupposti di fatto, insufficienza di istruttoria e di motivazione, illogicità, contraddittorietà con atti della stessa amministrazione, irragionevolezza e sviamento, ingiustizia manifesta».

«Il travisamento dello stato dei luoghi, in particolare, – spiegano le associazioni – consiste nella sistematica omessa considerazione, da parte della Regione Lazio e dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha rilasciato parere positivo senza svolgere neanche un sopralluogo delle abitazioni presenti a pochissimi metri dall’area d’impianto, come dimostrato dalle relazioni peritali allegate al ricorso. Essendo l’impianto classificato dalla normativa di settore industria insalubre di prima classe, per ciò solo non può essere realizzato in tale contesto abitativo».

«Trattasi di questione che il Sindaco di Tarquinia – massima autorità sanitaria locale, tenuta per legge a tutelare la salute e la sicurezza della popolazione – concludono le associazioni – non potrà ignorare nella prossima seduta della Conferenza dei servizi che sarà convocata per discutere sull’autorizzazione finale all’impianto, alla quale i ricorrenti hanno già chiesto di partecipare al fine di rinnovare tutte le contestazioni sopra menzionate, che questa volta non potranno essere ignorate». (Seapress)