Privilege, i piccoli creditori alzano la voce

I componenti del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale della Privilege Yard potrebbero essere chiamati direttamente a rispondere dei debiti accumulati dall’azienda nei confronti dei creditori non chirografari. L’annuncio è arrivato direttamente dal curatore, che ha ufficializzato l’azione di responsabilità avviata nei confronti della società da parte dei piccoli creditori.
Si tratta di fornitori e lavoratori che non riceveranno nulla dalla possibile vendita dello scafo P430, prenotata nel corso della quarta asta fallimentare da una società maltese e i cui proventi andranno esclusivamente agli istituti di credito.
Le banche rappresentano, infatti, i cosiddetti creditori privilegiati e a loro, che nel corso degli anni hanno anticipato somme ingentissime alla società che gestiva il cantiere navale per la costruzione dei mega yacht, andrà tutto quanto sarà ricavato dalle vendite fallimentari. Quindi le banche prenderebbero non solo i proventi della vendita dello scafo, ma anche quelli della eventuale vendita del cantiere, per la quale non sono mai pervenute offerte e che si avvia alla quinta asta. E l’importo che eventualmente dovrebbero corrispondere ai fornitori ed ai lavoratori l’ex presidente Mario La Via, il consiglio di amministrazione e gli organi di controllo della Privilege Yard S.p.A. oggetto dell’azione di responsabilità non è di poco conto. Nei loro confronti è infatti stato richiesto un risarcimento danni per mala gestio di ben cento milioni di euro.
Intanto, cresce l’attesa per la conferma dell’offerta di acquisto arrivata dalla società maltese Royalton Investments Limited, che ed è domiciliata al numero 84 di ST. Francis Street ad Hal Balzan, nell’isola di Malta.
La società, il 9 agosto scorso, presso lo studio del notaio Andrea Panno a Roma, ha sottoscritto l’atto di acquisto dello scafo P430 della Privilege, versando l’acconto previsto dal bando e impegnandosi a versare la somma rimanente fino al costo complessivo di 13 milioni e 100 euro. Il versamento dovrà essere effettuato entro il prossimo proprio per la fine di ottobre, pena il decadimento dell’offerta e la perdita dell’acconto da parte del compratore.
Tutto lascia ritenere che entro quella data l’impegno sarà completamente onorato, anche se non è detto che l’operazione sarà condotta interamente dalla Royalton. Come spesso avviene in questi casi, infatti, per garantire l’anonimato del soggetto interessato all’acquisto, a muoversi sono società specializzate che operano in conto e per conto del compratore. E la Royalton, che come si legge nella sua ragione sociale, è una società di investimenti, potrebbe muoversi per conto di altri, probabilmente per una grande azienda costruttrice di megayacht da vendere ai pochi super ricchi che circolano soprattutto negli Emirati Arabi e, ultimamente, anche nella ex Unione Sovietica. Adesso, però, tutta l’attenzione si sposta sulla quinta asta, quella che riguarderà il cantiere. Se dovesse arrivare un’offerta al riguardo, e magari dalla stessa società maltese, significherebbe che il compratore del P430 ha intenzione di completare i lavori dello scafo nell’area della Mattonara e le ripercussioni sul piano economico e occupazionale per la città sarebbero notevoli. Viceversa, se l’asta dovesse andare deserta per la quinta volta consecutiva, starebbe a significare che i compratori dello scafo intendono portarlo via da Civitavecchia dopo le operazioni di sistemazione e messa in sicurezza e a quel punto il lavoro per le maestranze locali sarebbe solo per qualche mese. (seapress)