Cupinoro, torna l’incubo della riapertura

Cerveteri – Il fatto che la sezione fallimentare del Tribunale di Civitavecchia ha messo in vendita l’autorizzazione integrata ambientale della Bracciano Ambiente per la realizzazione del trattamento industriale dei rifiuti provenienti dalla capitale e per l’apertura di un impianto a Biogas , ha fatto rizzare i capelli in testa alle popolazioni in qualche modo interessate perché da anni costrette a convivere con il mostro indefinito ed indefinibile se non da centinaia di dibattiti, incontri e proclami di teorie contrapposte senza nessuna decisione chiara su uno dei punti fondamentali: la discarica di Cupinoro c’è, esiste, sta lì come una montagna maleodorante attorniata, visitata e fonte di nutrimento di stormi di cornacchie e gabbiani, una bomba ecologica che deprezza e vanifica la bellezza del territorio circostante, una montagna che pergola non si sa cosa e non si sa dove, si dice che arrivi alle falde acquifere, di sicuro niente di buono, senza che nessuno abbia deciso cosa bisogna farne, come farla sparire, come disfarsene. L’incubo di Cupinoro dura da anni. Bisogna dire che anche durante le passate stagioni politiche, sono montate polemiche e richieste agli enti sovracomunali affinché si mettesse la parola fine alla vicenda di Cupinoro. Il gruppo politico Annozero nato da una scissione avvenuta prima delle amministrative di cinque anni fa nel PD, spiegò pure come, come anche in questa occasione: «Quello che si prospetta, dice in un comunicato – è la svendita, al miglior offerente, di un ramo attivo della Bracciano Ambiente e la lavorazione di rifiuti tal quale (tutti quei rifiuti solidi urbani non ingombranti) con annesso sviluppo di Biogas. La fattibilità riguarda un impianto R.S.U. (rifiuto solido urbano) con produzione C.D.R. (combustibile da rifiuto) e F.O.S. (frazione meccanica stabilizzata) equivalente a 135mila tonnellate l’anno di rifiuti. Un altro impianto, per la digestione anaerobica pari a 30mila tonnellate. Ci domandiamo, allora, a cosa servano impianti del genere quando i comuni del Lazio sono già indirizzati al riciclo e riuso dei prodotti secondari, raggiungendo percentuali di differenziata veramente virtuose, rispettando alla lettera l’indirizzo politico della Comunità Europea?» E si dice pronta a scendere in piazza con i cittadini.
Sta di fatto che la Bracciano ambiente, che la gestiva, è fallita e mentre la giustizia, coi suoi tempi, perseguirà, se non sarà impedita da prescrizioni e orpelli vari chi di fatto ha fatto sparire i fondi che dovevano essere accantonati per la tombatura e la messa in sicurezza di quell’obbrobrio, il curatore fallimentare lo tratta come un qualsiasi soggetto commerciale sotto la sua procedura e mette in vendita ciò che a Cupinoro appartiene, una autorizzazione ad essa rilasciata: Incautamente? Irresponsabilmente? L’autorizzazione per il trattamento industriale dei rifiuti provenienti dalla capitale. Qualcuno comprerà, forse si presume chi. Lo stesso che ha razziato terreni lì intorno. Poi si scateneranno le battaglie tra i Davide e i Golia e si dirà che una autorizzazione è una cosa già autorizzata, che spendiamo un sacco di soldi per portare i rifiuti al nord, in stabilimenti uguali a quelli che si vogliono realizzare ecc. ecc. ecc. Alessio Pascucci, il sindaco di Cerveteri, richiama alle “armi”, si fa per dire i suoi cittadini e dichiara: «Continuano i tentativi per fare del nostro territorio attraverso questa volta Cupinoro, il centro di raccolta e di smaltimento dei rifiuti della capitale. Questo non succederà mai perché ci opporremo con tutte le nostre forze». Perché se non si è capito, l’apertura di un impianto a biogas, comporterebbe la riapertura della discarica per i nuovi conferimenti perché non eliminerebbe la “montagna” attuale, quella rimane com’è con tutti i suoi problemi che ha ma che soprattutto ci da. L’impianto tratterebbe nuovi conferimenti adatti ad esso. Quindi altra “monnezza”.
(Seapress)