Caso Nica, attesa per l’udienza preliminare del 16 gennaio

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CERVETERI – Il giudice per le indagini preliminari Massimo Marasca ha fissato per il 16 gennaio prossimo alle ore10,30 l’udienza preliminare per l’omicidio di Daniele Nica, il sedicenne travolto e ucciso da un’auto sulla statale Aurelia in prossimità del Km 37,4, nei pressi del noto locale Pinar, nella notte tra venerdì 8 e sabato 9 luglio del 2016, attorno alle due e trenta. Il sostituto procuratore della procura di Civitavecchia, il dottor Delio Spagnolo, ha concluso le indagini e accusato di omicidio stradale il 31enne di Cerveteri, Stefano Risi,  che alla guida della sua Mercedes classe B di colore nero  ha investito il ragazzo e Adam Galluccio, 22enne di Ladispoli che conduceva  la Fiat Panda  di colore rosso lasciata in sosta sull’Aurelia dalla quale era sceso Daniele.  
Da quanto ricostruito, quella tragica notte la Mercedes avanzava lungo la statale Aurelia in direzione Roma  a velocità sostenuta, attorno ai 110 km orari, superando abbondantemente il limite di velocità di 70 km orari imposto in quel tratto di strada.  Contestualmente la Panda si trovava ferma sul lato destro della carreggiata con le ruote a ridosso della linea continua e Daniele posizionato in piedi sul lato sinistro di fronte allo sportello posteriore aperto chinato verso l’interno dell’abitacolo, mentre, sembrerebbe cercasse  il suo cellulare all’interno di un borsone che si trovava sul sedile dell’auto. La Mercedes piomba sulla Panda travolgendo e trascinando in un attimo nella sua folle corsa Daniele intrappolato tra la parte anteriore della stessa e lo sportello della Panda, fermandosi dopo ben 110 metri dal luogo dell’impatto. Sulla strada nessun segno di frenata.  Il giovane cerveterano si è subito fermato per prestare soccorso, e sottoposto come prassi  agli esami per l’alcolemia e tossicologici che davano esito negativo. Le gravissime lesioni riportate nel tremendo impatto non diedero scampo a Daniele che giunge cadavere all’Aurelia Hospital. 
Sembrerebbe che il conducente della Mercedes si sia reso conto del pericolo ad impatto avvenuto. Infatti ha dichiarato: «Notavo una fiat Panda di colore rosso ferma a bordo strada sulla mia stessa corsia di marcia. Nel mentre gli transitavo affianco, ho udito un colpo provenire dallo specchietto retrovisore destro della mia autovettura. Infatti guardando lo stesso specchietto, mi accorgevo che avevo urtato qualcosa».  Sostiene peraltro  «di non aver notato nessuno che stesse in piedi fuori dalla Fiat Panda».  
Ad entrambi gli imputati la Procura ha riconosciuto la colpa consistita in «negligenza, imprudenza e imperizia, nonché nell’inosservanza delle norme di circolazione stradale» per la morte del giovane. 
In particolare, secondo l’accusa, Risi non avreb
be «regolato la velocità del veicolo con riguardo alle caratteristiche dello stesso e della strada, scarsamente illuminata e notoriamente frequentata, in quel tratto, per via della presenza nella vicinanze di un noto locale pubblico, e per non aver mantenuto un’andatura che consentisse di compiere tutte le manovre necessarie per evitare pericoli per la sicurezza delle persone», di quì l’investimento di Daniele e il decesso in conseguenza delle gravi lesioni riportate; mentre Galluccio, sempre secondo l’accusa, «per aver  oltrepassato le strisce longitudinali continue e aver sostato sulla banchina in prossimità della striscia continua che delimita la carreggiata, al fine di consentire al Nica di scendere dall’autovettura, in tal modo poneva in essere le condizioni perché il medesimo venisse investito dal Risi».
La vittima, il cui ricordo è ancora vivissimo, era un meraviglioso ragazzo, gioia dei genitori, dei parenti, degli amici la cui drammatica fine ha avuto un risvolto eroico e d’amore. Daniele continuerà a vivere in almeno 60 pazienti oncologici con la donazione muscolo-scheletrica dei suoi organi e tessuti. La mamma di Daniele, Katia Giordani, non riesce a darsi pace e pretende giustizia: «La vita di mio figlio, quella sera maledetta, è stata spazzata via in un attimo per un insieme di negligenze gravissime che non posso perdonare né scusare. Chiedo, anzi esigo, che i responsabili paghino per quello che hanno fatto e che tutti ne prendano coscienza. Non a caso parlo di tante gravissime negligenze e secondo me le responsabilità sono anche di altri soggetti, la cui incuria è stata determinante nel causare la morte di Daniele. Nessuno mi restituirà mio figlio ed anche la mia vita è stata distrutta insieme alla sua, ma io e mio marito faremo di tutto perché tutti, nessuno escluso, si assumano la responsabilità di quanto hanno fatto  senza sconti per nessuno. Anche perché non ci siano più tragedie come questa».
La mamma di Daniele è difesa dall’avvocato Celestino Gnazi: «Katia ha ragione, Daniele è morto a causa di molteplici e gravissime negligenze. Ha ragione anche nel ritenere che anche altri soggetti abbiano la responsabilità di quanto accaduto. Non è tollerabile che, dopo aver causato tragedie immani come quella di Daniele ed aver spezzato la vita di tante persone, si cerchi solo di  evitare o sminuire le responsabilità. Faremo di tutto affinché non accada. Non dubito che il Giudice deciderà per il rinvio a giudizio. Se saranno avanzate richieste preliminari di riti alternativi, faremo le nostre valutazioni».
(seapress)