Roma, furti in abitazione, sgominata banda di peruviani

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L’operazione condotta dai “Falchi” della Sezione “Contrasto al Crimine diffuso” della Squadra Mobile, conclusasi nel pomeriggio del 19 scorso con l’esecuzione di un’ ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di A. H., 35enne originaria del Perù, è solo l’ultimo atto di una lunga attività investigativa che i poliziotti romani, coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma, hanno condotto negli ultimi mesi per fronteggiare il fenomeno delle centinaia di furti con destrezza commessi nella Capitale da sudamericani, dallo scorso anno.

Due le tecniche più utilizzate.

La prima consiste nel distrarre la vittima con la scusa delle chiavi a terra:

le vittime, quasi sempre donne, vengono avvicinate da due o tre persone mentre sono in procinto di salire a bordo della propria autovettura dopo aver effettuato acquisti. Uno di loro si avvicina all’autovettura dicendo alla donna che le sono cadute le chiavi, in realtà gettate da un complice, lei si china per raccoglierle e non si accorge che un’ altra persona si è introdotta dal lato passeggero sottraendole la borsa e gli effetti personali.

Un terzo complice, in attesa nei pressi a bordo di un’autovettura, preleva i due ladri per poi darsi alla fuga.

L’altra tecnica consiste nel sottrarre le borse delle vittime all’interno di ristoranti o alberghi, approfittando della confusione che si genera in luoghi animati dalla presenza di numerose persone. In questi casi, i soggetti si muovono discretamente tra i tavoli e, individuate le borse di maggior pregio appoggiate sulle sedie degli avventori, si avvicinano, di solito con una giacca in mano, nascondendo la refurtiva sotto l’indumento.

Proprio questa seconda tecnica è stata osservata nel caso di un furto commesso in danno di una turista americana alla quale, nell’agosto scorso, fu sottratta una borsa di notevole valore, contenente 100 mila dollari in preziosi, presso un hotel nella zona di Monte Mario.

In quell’occasione, le immagini di video sorveglianza ripresero un uomo che, dopo aver commesso il furto, uscì tranquillamente dall’albergo, per essere prelevato da un complice a bordo di una Renault Modus, risultata, come spesso accade, intestata ad un prestanome.

Le indagini subito avviate hanno permesso di risalire agli autori del clamoroso furto commesso nei primi giorni di dicembre, quando incrociando i dati ricavati da alcuni siti internet con il database in uso alle forze di polizia, i poliziotti hanno riconosciuto in G.M.W. l’autore del furto in argomento.

L’immagine della fotosegnaletica, confrontata con quella ripresa dall’impianto di videosorveglianza dell’hotel, attraverso i sofisticati sistemi di comparazione antropometrica in uso al Gabinetto Interregionale di Polizia Scientifica della Questura, ha dipanato ogni dubbio sull’autore.

Da quel momento, analizzando le frequentazioni del medesimo, è stato possibile risalire alla A. H. ed al fratello G.M., allo stato non risultati implicati nello specifico episodio.

Individuata la loro dimora ad Ostia i tre, sospettati di concorrere tra loro nei furti messi a segno nella Capitale, sono stati pedinati per giorni fino a quando, la sera del 4 novembre scorso, a bordo della stessa Renault Modus, hanno deciso di razziare i ristoranti del centro storico romano.

In uno di questi furti, tuttavia, i “Falchi” della Polizia di Stato sono riusciti ad intercettare in flagranza i tre ed a ricostruirne la serata criminale:

· alle 21:00, i tre si recavano presso un ristorante di via del Porto Fluviale e, mentre il più giovane rimaneva in macchina, la donna e l’altro uomo si insinuavano tra i tavoli sottraendo la borsa di un italiano, con tutti gli effetti personali;

· alle 22:00, colpivano un ristorante in via Properzio, dove rubavano una borsa di ingente valore ad una ragazza, contente effetti personali, cellulari e denaro;

· alle 22:08 venivano ripresi dalle telecamere di uno sportello bancomat mentre, utilizzando il bancomat appena sottratto alla ragazza, prelevavano dal conto corrente centinaia di euro.

· alle 22:15, non paghi, entravano in un ristorante di piazza San Pantaleo ed asportavano una borsa di un’altra cliente che non si avvedeva di nulla.

In quel momento, però, due pattuglie dei Falchi, che avevano assistito al furto mescolati tra i clienti, li bloccavano e traevano in arresto.

Ricostruite le diverse vicende della serata, tutta la refurtiva veniva restituita alle vittime.

Nel corso delle perquisizioni successive all’arresto, presso l’abitazione della donna veniva ritrovato uno zaino di una prestigiosa marca, del tutto identico a quello asportato da G.M. W. in occasione del furto all’albergo di Monte Mario del 30 agosto.

I tre, condotti l’indomani dinanzi all’Autorità Giudiziaria, venivano condannati con pene dai 6 agli 8 mesi di reclusione ma, una volta liberati, si erano resi irreperibili fuggendo all’estero, tanto da indurre i poliziotti della Squadra Mobile, che avevano ottenuto nel frattempo dall’autorità giudiziaria una ordinanza di custodia cautelare in carcere a loro carico, ad inoltrare una nota di ricerca anche in area Schengen.

Tuttavia, monitorando costantemente il profilo social di A. H., gli investigatori notavano che la stessa, dopo mesi di silenzio, la notte del 19 c.m. postava una foto ed un commento che rivelavano il suo ritorno in Italia dopo la fuga.

Nonostante questo post fosse stato rimosso dalla donna poche ore dopo, l’errore banale consentiva ai poliziotti di individuarla, catturarla e condurla presso il carcere di Regina Coeli.

A seguito del considerevole numero di furti della stessa specie registrati sul territorio capitolino, è stata avviata un’intensa attività di indagine che ha consentito sinora di individuare, oltre a quella descritta, diverse “batterie” di soggetti, tutti sudamericani, che, coordinati ed in concorso tra loro, si muovevano tra i centri commerciali, alberghi e ristoranti della città con il modus operandi sopra descritto.

All’esito delle indagini, tutt’ora in corso, la Polizia di Stato ha tratto in arresto 8 persone e denunciate 4, recuperato centinaia di borse rubate, parte delle quali restituite ai legittimi proprietari.

Per altri soggetti, tra i quali i due peruviani complici della A.H., sono ancora in corso le ricerche finalizzate all’esecuzione di ordinanze di custodia cautelare in carcere.