Woody Allen, la carriera di un nevrotico intellettuale

di Alessandro Ceccarelli

Nonostante il successo di pubblico e di critica per il suo ultimo film “Blue Jasmine”, Woody Allen sta passando un momento non particolarmente felice della sua vita personale. Dylan, la sua figlia adottata quando il regista era il marito di Mia Farrow, l’ha accusato di averla molestata quando aveva appena sette anni. Un’accusa infamante che getta pesanti ombre sulla moralità del celeberrimo artista. Allen ha subito replicato: “Non ho molestato Dylan. Le volevo bene e spero che un giorno capisca che sua madre l’ha privata dalla possibilità di avere un padre che l’amava e che è stata sfruttata da una madre più interessata alla sua rabbia personale che al benessere della figlia”.

Chi ha effettivamente ragione? Probabilmente sarà un giudice a stabilire la verità su una vicenda grave e imbarazzante per uno stimato personaggio pubblico come Woody Allen. Intanto è guerra aperta tra il cineasta e la sua ex-moglie Mia Farrow. Il regista ha voluto difendersi dall’accusa di aver molestato la figlia adottiva della coppia definendo “ridicola” l’insinuazione e il frutto di un’acre battaglia con la sua ex compagna per la sua custodia. Ma nel lungo articolo pubblicato nell’edizione on line del New York Times e che finirà sul cartaceo dell’edizione domenicale del quotidiano, il regista affronta anche un altro capitolo scabroso, la possibilita’ che Ronan Farrow – il figlio avuto dall’attrice e che ha un’impressionante somiglianza con Frank Sinatra – possa non esser figlio suo, ma proprio del cantante. “Ovviamente non ho mai molestato Dylan”, scrive il regista spiegando di volersi difendere “per l’ultima volta” da un’accusa che lo perseguita da due decenni: “L’ho amata e spero un giorno sarà in grado di capire la verità”. Per Allen sono le prime dichiarazioni pubbliche e – sottolinea – “le ultime” su una vicenda rimasta sempre a mezz’aria e che la figlia Dylan ha riportato clamorosamente alla ribalta con una lettera aperta pubblicata dallo stesso quotidiano.

Il regista, con una lettera che arriva a una settimana di distanza, replica mostrandosi comprensivo con la ragazza, che oggi ha 28 anni, e addossando tutta la responsabilità alla sua ex-moglie, tratteggiata come una donna dominata dalla propria bile e che non è mai riuscita a superare lo smacco per essere stata abbandonata a favore di Soon-Yi Previn, la figlia che l’attrice aveva precedentemente adottato e che aveva 19 anni quando cominciò la sua relazione, in piedi tuttora, con il regista. “Non dubito che Dylan sia arrivata a credere di aver sofferto abusi, ma se da quando aveva 7 anni, una bambina vulnerabile, è stata abituata da una madre dal forte carattere a odiare suo padre perchè lui era un mostro che ha abusato di lei, è così inconcepibile che dopo tanti anni di indottrinamento l’immagine di me che Mia ha voluto darle abbia messo radici?”. “Bisogna chiedersi – aggiunge – se sia sta Dylan a scrivere la lettere o se almeno sia sta guidata da sua madre”.

Allo stato delle cose non si possono dare giudizi sulla retta morale di un intellettuale brillante di 78 anni. Come spesso accade nella vita di personaggi molto famosi, si fa una certa “confusione di ruoli” tra la vita priva e quella pubblica. Tutti i fans sperano che Woody Allen sia estraneo a queste infamanti accuse. Di sicuro Woody Allen è un assoluto protagonista del cinema degli ultimi 45 anni. Ha scritto e diretto straordinarie commedie brillanti (“Io e Annie”, Manhattan” e Anna e le sue sorelle”), film drammatici (“Un’altra donna”, “Crimini e misfatti” e “Match point”) che lo hanno fatto entrare di diritto nei grandi della settima arte.