Antibiotici: le sfide del XXI secolo

di Cristiano Orsini

"La resistenza agli antibiotici rappresenta una fra le piu’ grandi sfide della medicina contemporanea. Secondo alcune stime, nel 2050 le infezioni resistenti agli antibiotici potrebbero essere la prima causa di morte al mondo, superando i decessi per cancro. A fronte di 4 milioni di infezioni oggi in Europa si registrano oltre 37 mila decessi l’anno. Preoccupante la situazione negli ospedali italiani dove le infezioni da germi antibiotico-resistenti causano circa 7 mila decessi l’anno".
Lo scrive in un comunicato l’Istituto Pasteur Italia in occasione della Giornata Mondiale della Salute, per rilanciare il proprio impegno rivolto al sostegno della ricerca scientifica, e ribadisce "l’importanza delle vaccinazioni nella lotta contro le malattie infettive e l’antibiotico resistenza". Gli studi e i progressi ottenuti in questo ambito grazie ai progetti finanziati dall’Istituto Pasteur hanno permesso "importanti passi in avanti nell’identificazione e nella sperimentazione di nuove strategie e sostanze da utilizzare contro i batteri che hanno acquisito multi resistenza ai farmaci. Nello specifico, gli studi sono stati effettuati per le infezioni causate da Pseudomonas aeruginosa, un batterio opportunista che colpisce persone con difese immunitarie o barriere fisiche (pelle o mucose) compromesse. La fibrosi cistica e’ un tipico caso in cui Pseudomonas aeruginosa tende a impiantarsi nell’apparato respiratorio provocando infezione e infiammazione. Nelle gravi ustioni, questo e’ il germe che piu’ frequentemente infetta la cute lesa e molte malattie da difetto di immunita’ (compresa l’AIDS)- conclude- possono favorire infezioni da Pseudomonas".
Si definisce antibiotico una sostanza prodotta da un microrganismo, capace di ucciderne altri. Il significato della parola (dal greco) è «contro la vita». Il termine nell’uso comune attuale indica un farmaco, di origine naturale (antibiotico in senso stretto) o di sintesi (chemioterapico), in grado di rallentare o fermare la proliferazione dei batteri. Gli antibiotici si distinguono pertanto in batteriostatici (cioè bloccano la riproduzione del batterio, impedendone la scissione) e battericidi (cioè uccidono direttamente il microrganismo).
Non hanno effetto contro i virus (a parte una possibile attività antivirale della rifampicina nei Poxvirus).
L’uso di muffe e piante particolari nella cura delle infezioni era già noto in molte culture antiche – greca, egizia, cinese – la cui efficacia era dovuta alle sostanze antibiotiche prodotte dalla specie vegetale o dalla muffa; non si aveva però la possibilità di distinguere la componente effettivamente attiva, né di isolarla. Vincenzo Tiberio, medico molisano dell’Università di Napoli, già nel 1895 descrisse il potere battericida di alcune muffe. Le ricerche moderne iniziarono con la scoperta casuale della penicillina nel 1928 da parte di Alexander Fleming. Oltre dieci anni dopo Ernst Chain e Howard Walter Florey riuscirono a ottenere gli antibiotici in forma pura. I tre per questo conseguirono il premio Nobel per la medicina nel 1945.