L’ultimo appello di Gentiloni al centro destra e ai grillini

Mentre i leader del centrodestra sono riuniti a Palazzo Grazioli per un vertice cruciale, il presidente del Consiglio uscente, Paolo Gentiloni, appare in televisione a ’Che tempo che fa’. Tra le domande che gli pone Fabio Fazio, una è inevitabile: se i partiti non riuscissero a trovare un accordo su un governo politico e Mattarella​ fosse costretto a cercare una personalità disposta a guidare un ’governo del Presidente’, l’ex inquilino della Farnesina sarebbe disponibile? "Preferirei di no ma quello che decide il presidente Mattarella mi troverà sempre pronto a rispondere. Lo considero un mio dovere", afferma, "se il presidente fa una richiesta a una personalità o a una forza politica, non prenderla in considerazione è difficile. Io sono un po’ perplesso da altolà preventivi a eventuali proposte del presidente della Repubblica. Tutte le forze politiche dovrebbero fermarsi almeno cinque minuti e riflettere sugli interessi generali del Paese. Dire no al capo dello Stato è dire no all’Italia, è molto pericoloso". Da questo punto di vista, Gentiloni assicura che "nel Pd il presidente della Repubblica troverà un interlocutore positivo, almeno uno… Non dobbiamo mettere troppi paletti e troppe pregiudiziali alla proposta che il presidente della Repubblica potrebbe fare, dico potrebbe perché ancora non lo sappiamo… Ma chiedo a tutti di lasciare al presidente un margine di manovra perché l’Italia ha bisogno di una risoluzione a questa crisi".
"Il governo senza un rapporto di fiducia con il Parlamento è un’attività con complicazioni come un governo normale, però in questo caso gli manca la forza politica e capacità di rappresentare il Paese a pieno titolo. Proseguire in una condizione del genere è un problema". Per Gentiloni "un governo che non ha il consenso del Parlamento è comunque un governo più debole, non c’è niente da fare…". "Non ho ancora prenotato le vacanze estive, ma non per ragioni politiche: siccome le aspetto da tempo, mi devo organizzare e speriamo di poterle fare, e che non si torni a votare tra quattro mesi", ha aggiunto, "vediamo se questa sera nasce un governo politico o è un altro gioco del cerino che va avanti. Un governo Lega-M5s sarebbe un’incognita ma è legittimo". E il dialogo abortito tra Pd e M5s? "Penso che non era comunque realistico che il Pd appoggiasse un governo guidato da Di Maio o M5s, e forse il gran rifiuto non era indispensabile".
"Il Pd ha preso due sberle: il 4 dicembre (2016, ndr) e il 4 marzo, e la la cosa più allarmante è che non ci siamo chiesti perché le abbiamo prese", ha proseguito, "fa parte della liturgia dei partiti l’analisi, però quando la sconfitta è così bruciante come quella di marzo, e non è certo solo colpa di Matteo Renzi, tutti sono responsabili. Forse un po’ più di tempo per capire le ragioni sarebbe stato utile, e ora lo si sta facendo, anche se lo stiamo facendo in mezzo alle montagne russe. Noi, non solo il Pd ma la sinistra europea addirittura, non siamo attrezzati ad alcune nuove domande nella società, principalmente di tutela, protezione, di sicurezza che non è da intendersi come più forze dell’ordine, ma perché la gente si sente più fragile, persone non abituate a un contesto così veloce di cambiamenti".