Pd: rinvio sul nuovo segretario

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Pd spaccato su fronti contrapposti all’Assemblea nazionale all’Ergife. A maggioranza (397 a 221) è passata la proposta del fronte renziano di rinviare le decisioni su assetti interni Pd e quindi sul congresso a una nuova assemblea che si terrà nelle prossime settimane. Le proporzioni sono circa 58% per la proposta dei renziani contro il 42% del ’correntone’ pro-Martina che chiedeva l’elezione oggi a segretario in assemblea di Maurizio Martina, appunto, fino al congresso da tenersi entro l’anno. Il reggente intanto incassa l’approvazione dell’assemblea alla sua mozione.
A questo punto, Martina resta reggente del Pd dopo le dimissioni da segretario di Matteo Renzi, dimissioni che l’assemblea oggi avrebbe dovuto formalizzare e quindi decidere il percorso da seguire. Se ne parlerà più in là, non prima dei ballottaggi delle amministrative. Si sono sentiti fischi e ’buuuu’ in platea quando il presidente Matteo Orfini ha annunciato l’intenzione di mettere in votazione il rinvio dell’ordine del giorno della riunione, convocata per eleggere un nuovo segretario. L’area nel Pd che fa riferimento alle posizioni di Martina fa notare: "E’ finita l’era Renzi nel Pd". "La premessa del voto è stata la formalizzazione in Assemblea delle dimissioni, definite ’irrevocabili’ dal presidente Orfini, di Renzi da segretario", si sottolinea.
Parlando all’assemblea dl Pd, Martina ha detto: "Noi dovremmo cercare di scatenare una competizione di idee tra noi senza precipitare nella logica asfissiante del ’chi sta con chi’, proviamo a farlo senza precipitare in alcune logiche che hanno compresso la nostra capacità di lavorare sui progetti e le idee. Questo salto di qualità riguarda tutti, io non ho voglio addossare responsabilità ma serve chiarezza tra noi". "Chiedo di poter lavorare insieme a voi – ha poi aggiunto – per poter portare in maniera ordinata e forte il Pd a quell’appuntamento" quello del congresso, "senza la fatica dei detti e non detti anche tra di noi. Non ho l’arroganza di pensare di fare da solo questo lavoro. So che questo mestiere nella transizione si fa così. Ma se tocca a me, anche se sono poche settimane, tocca a me con tutti voi". Al termine dell’intervento del reggente dalla platea dell’Assemblea del Pd si è levato il coro ’segretario, segretario’.
Andrea Orlando ha votato no. "Io non sono stato d’accordo con il rinvio dell’odg dell’Assemblea, si doveva dare un segnale formale, noi eravamo per eleggere subito un nuovo segretario", ha spiegato. Per il ministro della Giustizia, "ora dobbiamo lavorare perché la figura del reggente sia messa nelle condizioni di lavorare, ora abbiamo bisogno di un Congresso vero, senza reticenze, che riposizioni il Pd a apra una fase politica nuova". Appello all’unità da Piero Fassino: "Come chiudiamo questa assemblea? Permettetemi di dire da dirigente che ha passato la vita a unire: da questa assemblea arrivi un messaggio di unità. Possiamo avere posizioni diversificate, ci possono anche essere passaggi di una relazione che non ci piacciono ma ci sono cose che vengono prima. L’unità è un valore e questo è un momento in cui abbiamo bisogno di trasmettere questo valore, perché dobbiamo iniziare un’opposizione dura e forse anche lunga. Usciamo con un voto unitario stasera attorno al relazione di Martina". Matteo Renzi si dice "contento" del fatto che l’Assemblea abbia deciso di evitare divisioni. Ha vinto la linea di chi, come lo stesso Renzi, Gentiloni e Minniti, chiedevano di congelare il dibattito interno, è in sintesi la riflessione dell’ex segretario. "Unità e pace interna raggiunta, un risultato importante".