Kurt Cobain: La breve vita di una rockstar tragica

di Alessandro Ceccarelli

E’ stato uno degli artisti più tormentati e tragici degli ultimi venti anni. E’ stata una sorta di meteora che ha lasciato il segno sia dal punto di vista musicale che per la vicenda umana ed esistenziale. Kurt Cobain è il prototipo dell’artista maledetto, un ragazzo troppo fragile, troppo esposto alla durezza della vita. La sua infanzia triste e pervasa dalla solitudine ha segnato indelebilmente la sua breve esistenza. Come riferiscono le emittenti americane Fox News e Cnn, la decisione di pubblicare queste nuove foto è stata presa dal detective del Dipartimento di polizia di Seattle, Mike Ciesynski, che si e’ occupato del caso, il quale ha voluto evitare nuove speculazioni in vista del ventennale. Come in molti altri casi di rockstar decedute, sono in molti a essere convini che Cobain sia stato ucciso o che sia ancora vivo. “Le teorie di cospirazione sono completamente inaccurate. E’ stato un suicidio, il caso è chiuso”, ha detto Ciesynski. Le nuove immagini sono due: in una si vede una scatola con dentro l’occorrente per iniettarsi eroina, un cucchiaio annerito e delle siringhe, insieme a mezza sigaretta e un paio di occhiali da sole. L’altra mostra del denaro in contanti, un pacchetto di sigarette e un portafoglio con all’interno quella che sembra essere la carta di identità di Cobain. Il leader dei Nirvana fu ritrovato morto nella sua abitazione di Seattle l’8 aprile del 1994. Il cantante aveva già tentato il suicidio pochi mesi prima mentre si trovava in vacanza a Roma insieme alla moglie e alla figlia.

L’infanzia tormentata e infelice
Kurt Cobain nasce il 20 febbraio del 1967 al Grays Harbor Hospital ad Aberdeen dal meccanico Donald Leland Cobain e da Wendy Elizabeth Fradenburg che si alternava tra un impiego da barista e quello di segretaria d’ufficio. Kurt Cobain iniziò a manifestare dell’interesse per la musica all’età di due anni. Fu in quel periodo che il bambino iniziò a dimostrare il talento musicale trasmesso da alcuni membri di famiglia. Qualsiasi canzone gli venisse richiesta, riusciva a interpretarla sia strumentalmente che vocalmente. Nel documentario “Kurt & Courtney” è inserita una sua registrazione all’età di due anni, in cui si dilettava a cantare frasi poco comprensibili. All’età di quattro anni, Kurt ha iniziò a suonare il pianoforte e cantare. Quando aveva sette anni, nel 1975, Donald e Wendy Cobain divorziarono. Fu un evento di grande impatto per il bambino, e questo trauma lo accompagnerà per tutta la vita. Già all’epoca la madre notò un profondo cambiamento nel bambino, che divenne di colpo introverso e infelice. Le mura del bagno di casa sua, infatti, riportavano i segni del suo disagio: “Odio mia madre, odio mio padre, mio padre odia mia madre, mia madre odia mio padre, è semplice: vogliono che io sia triste”. Nel 1974, per il suo settimo compleanno, Cobain ricevette dalla zia Mary una chitarra elettrica slide della Blue Hawaii e un amplificatore. Iniziò subito a suonarla, sebbene fosse disastrata e nonostante il parere contrario della madre. Solo dopo aver imparato “Back in Black” degli Ac/Dc e “Stairway to Heaven” dei Led Zeppelin iniziò a scrivere le proprie canzoni. A scuola Cobain focalizzò la sua attenzione sull’arte, spronato da professori e familiari. Nello stesso periodo strinse una profonda amicizia con Myer Loftin, un compagno di scuola dichiaratamente omosessuale, il che lo isolò dal resto dei suoi compagni. La prima droga assunta da Cobain fu la marijuana, che fumò dietro le quinte a un concerto dei Melvins, e che poi iniziò a consumare nel boschetto vicino la scuola durante le superiori. Il 1985 per Kurt Cobain fu un anno difficile. Lasciò la scuola dopo una serie di risultati negativi, e poco tempo dopo la madre lo allontanò da casa. Sua madre gli diede così un ultimatum: trovare lavoro o andarsene. Dopo una settimana, Kurt trovò i suoi vestiti e altri oggetti imballati in scatole fuori di casa. Visse per un certo periodo con alcuni amici, a volte furtivamente nel seminterrato di casa sua madre e anche per strada, dopo aver rotto ogni legame con la famiglia, sotto il ponte che congiunge Aberdeen a Cosmopolis.

I Nirvana e il successo mondiale
Kurt Cobain formò con Krist Novoselic i Nirvana sul finire del 1987. Nel 1989, registrano e pubblicano Bleach con l’etichetta indipendente Sub Pop Records con il batterista Chad Channing. Dal loro debutto, i Nirvana, con Cobain come compositore, hanno venduto oltre 25 milioni di album nei soli Stati Uniti d’America, e più di 75 milioni in tutto il mondo. Complessivamente i Nirvana hanno pubblicato sette album più cinque usciti dopo la morte di Cobain.

La morte
L’8 aprile 1994, il corpo di Cobain fu trovato da Gary Smith, un elettricista della Veca Electric, nella serra presso il garage nella sua casa sul Lago Washington. Smith vi giunse per installare l’illuminazione di sicurezza e vide il corpo steso all’interno. Ad esclusione del poco sangue proveniente dall’orecchio di Cobain, Smith disse di non aver rinvenuto segni visibili di particolari traumi; semplicemente, pensava fosse addormentato. Smith trovò inoltre quella che sembrò una lettera di suicidio, ma non per l’investigatore Tom Grant. A suo giudizio, infatti, la lettera sembrava più che altro un addio al mondo della musica che a quello terreno. Un fucile a pompa, comprato per Cobain da Dylan Carlson (frontman degli Earth e amico di quest’ultimo), venne trovato vicino al corpo del defunto. L’autopsia successivamente confermò che la morte di Cobain fu causata da un “colpo di fucile autoinflitto alla testa”. Gli esami tossicologici rivevarono inoltre un’altissima dose di eroina nel suo sangue, circa 1,52 milligrammi per litro al momento del suicidio, con anche presenza di valium. Il rapporto disse anche che il cantante era morto con tutta probabilità il 5 aprile 1994. Nella lettera di suicidio, diretta all’amico immaginario della sua infanzia, “Boddah”, Cobain citò una canzone di Neil Young, My My, Hey Hey (Out of the Blue): “It’s better to burn out than to fade away” (È meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente), frase che compare anche nella canzone dei Queen Gimme the Prize, tratta dall’album A Kind of Magic e inserita nella colonna sonora del film del 1986 Highlander – L’ultimo immortale. L’uso da parte di Cobain di quel testo ebbe un profondo impatto su Young, che dedicò parte dell’album Sleeps with Angels alla memoria del cantante dei Nirvana. La lettera citava anche il cantante dei Queen, Freddie Mercury, cui Cobain invidiava la passione per il suo lavoro e per il suo pubblico, che sembrava non essere cambiato per tutta la sua carriera.