Strage di braccianti in Puglia, muoiono in undici nell’impatto del loro furgone con un tir

Ancora un tragico bilancio di vite umane sulle strade della raccolta dei pomodori. Dopo la strage che ha provocato quattro vittime e altri feriti nel foggiano, undici persone, tutte migranti, sono morte nell’incidente stradale avvenuto lungo la statale 16 all’altezza dello svincolo per Ripalta, nelle campagne di Lesina. Un furgone con targa bulgara con a bordo tutti passeggeri extracomunitari, si è scontrato frontalmente con un camion carico di farinacei. Tre persone sono rimaste ferite. Tra queste anche l’autista del Tir che non è in pericolo di vita. Una dinamica identica all’altro incidente dello scorso sabato tra Castelluccio dei Sauri e Ascoli Satriano dove sono deceduti 4 braccianti agricoli africani. Anche in questo caso risultano difficili le operazioni di riconoscimento dei cadaveri. Pare che le vittime avessero terminato da poco il turno di lavoro nei campi di Capitanata e molte di loro, come sempre accade, erano senza documenti di riconoscimento. Durissima la Cgil, che aveva già proclamato, insieme a Cisl e Uil una giornata di mobilitazione per mercoledì prossimo: “È il momento di dire basta a ogni forma di sfruttamento, di sottosalario. È il momento di abbandonare le orribili pratiche di caporalato che oramai rendono i lavoratori tutti succubi di una ‘normalità’ non più accettabili”. La mobilitazione di Flai Cgil di Foggia, insieme a Fai Cisl e Uila Uil e alle associazioni di Capitanata che operano a vario titolo sul tema dei diritti in agricoltura, si terrà mercoledì 8 agosto con concentramento dalle ore 18 presso il piazzale della Stazione. Il corteo si muoverà alle ore 18.30 e proseguirà sino a piazza Cesare Battisti (Teatro Giordano), dove si terranno gli interventi conclusivi. “La verità di quanto accaduto sulla Sp 105 (ed oggi si aggiunge anche l’incidente ben più grave di Ripalta ndr) – affermano le tre sigle di categoria – non si esaurisce nella dinamica dell’incidente, ma ha radici ben più profonde, ormai tristemente note, fatte di marginalità sociale estrema, di ignobile sfruttamento dello stato di bisogno di ragazzi soli e senza diritti, costretti alla sopravvivenza tra le baracche dei ghetti, in un contesto sociale che sempre più li rende preda unicamente di sentimenti di rabbia e di insofferenza”. “I ragazzi stavano tornando a ’casa’ dopo una lunga giornata chini sotto il sole per la raccolta del pomodoro, che oggi deve annoverare tra i suoi costi altre quattro vite umane, la cui fine è testimoniata in maniera quasi sarcastica dalle tracce lasciate da quei quintali di pomodori riversi dopo lo scontro e che hanno tinto di rosso la strada”, si legge ancora nel comunicato: “Non è un incidente stradale come tanti pure tristemente se ne contano: noi lo consideriamo un evento-limite. Quanto accaduto accomuna tutti i lavoratori in agricoltura della Capitanata: il tema dello sfruttamento, della illegalità, del sottosalario, con diverse modalità, gravi o meno gravi, a secondo della debolezza dei lavoratori – italiani o stranieri – è una realtà sempre più presente nei nostri territori”. Già molto lungo l’elenco delle adesioni, che è in continuo aggiornamento. Sinora hanno assicurato il loro appoggio Fai Cisl e Uila Uil territoriali, Flai, Fai e Uila nazionali, Terra!, Intersos, Libera, Arci, Acli, Anolf, Amici dei migranti, Associazione Baoubab, Associazione Arcobaleno,Cooperativa Alterego, Cooperativa Pietra di scarto, Caritas, Consulta immigrazione Comune di Cerignola, Associazione Solidaunia, Casa Sankara, Cgil Cisl e Uil Puglia e Foggia, Flai Fai e Uila Puglia, Arci Bassa Valle Cecina, Arci Puglia, Legambiente Circolo Gaia Foggia, Arci Ragazzi, Legambiente Nazionale, Fondazione Migrantes Puglia, Associazione San Giuseppe Cerignola. Purtroppo non si ferma solo ai tragici incidenti di Puglia il pesante bilancio di morti tra i braccianti, sempre la Cgil chiede di chiarire quanto avvenuto nel casertano, dove un altro lavoratore straniero è stato abbandonato agonizzante, lo scorso 5 luglio, da un’automobile nei pressi della stazione ferroviaria di Caserta e poi deceduto in ospedale lo scorso 26 luglio. Chiarire se il suo sia stato un decesso naturale o se dietro ci sia, piuttosto, un caso di sfruttamento. Un esposto, a tal fine, è stato depositato alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) dal legale Giancarlo Pezzuti per conto della Flai-Cgil, in cui si chiede all’ufficio inquirente di fare, appunto, chiarezza. Secondo il segretario nazionale della Flai Cgil, Giovanni Mininni, c’è il sospetto, "più che fondato", che dietro la morte di Narinder "vi possa essere una delle tante storie di sfruttamento lavorativo e di riduzione in schiavitù". "L’uomo – spiega Mininni – aveva estese scottature sul corpo, e non aveva con sé il cellulare, che probabilmente gli è stato sottratto dai suoi sfruttatori. Per questo auspichiamo che la Procura disponga almeno l’autopsia sul corpo, per fugare ogni dubbio. Anche perchè lo stesso Narinder, prima di morire, ha raccontato che lavorava presso un’azienda agricola e di allevamento di Castel Volturno, dove curava gli animali, in particolari cavalli e vacche”.
"Anche la morte nel 2015 di Paola Clemente, la bracciante tarantina morta nei campi di Andria – continua Mininni – inizialmente fu trattata come un decesso naturale, ma poi si è capito che l’arrestro cardiaco era stato causato dalle orribili condizioni di lavoro cui era sottoposta ogni giorno. Nei prossimi giorni – conclude il segretario Flai Cgil – depositeremo altre informazioni. Bisogna fare chiarezza per ridare dignità a Narinder e a tante persone sfruttate come lui”.