CARCERI, VERTALDI A BONAFEDE: SISTEMA ESECUZIONE PENALE RECLAMA CAMBIAMENTO

"Sono contenta oggi di poter parlare davanti al ministro, la cui presenza però mi impegna a una forse più attenta e puntuale esposizione delle esigenze e le finalità che con questi accordi sottoscritti vogliamo raggiungere. Vorrei parlare più correttamente del mondo dell’esecuzione penale in tutta la sua complessità, in particolare di come la pena espiata fuori dal carcere sia più efficace nel contenere il rischio di recidiva a tutto vantaggio della sicurezza sociale". Lo ha detto il presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma Maria Antonia Vertaldi intervenendo, alla presenza del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede all’evento in Campidoglio "Mi riscatto per Roma". "I dati statistici – ha aggiunto Vertaldi – dicono che soltanto il 19% dei soggetti che hanno terminato la pena in regime alternativo sono ricaduti in un reato rispetto al tasso assai più alto tasso di recidiva di chi è stato sottoposto a regime ordinario. Anche per questa ragione è importante individualizzare il trattamento, un’individualizzazione che può permettere alla magistratura di sorveglianza di apprezzare la positiva crescita del soggetto, sia nella personalità che nella condotta, così da permettere alla magistratura di sorveglianza di modulare la pena in relazione ai progressi compiuti dal soggetto". "In effetti, signor Ministro, – ha poi sottolineato la presidente del tribunale di sorveglianza di Roma – il sistema dell’esecuzione penale reclama un cambiamento. In particolare lo chiede la magistratura di sorveglianza che non intende più svolgere un ruolo di supplenza, specialmente nel contenere il fenomeno del sovraffollamento delle carceri, che, avendo carattere sistemico, non può essere superato con provvedimenti tampone, né con una legislazione emergenziale". Vertaldi ha poi spiegato: "Ho il piacere di guardarla in faccia e sono contenta di poterle parlare anche dall’alto di un’esperienza ventennale nella magistratura di sorveglianza. Per me sicurezza è trattamento rieducativo dei detenuti. La reclamata certezza della pena altro non è che certezza di adeguato trattamento penitenziario nell’esecuzione della pena sia nel regime detentiva che in quello delle pene alternative. Solo questo attua l’articolo 27 della Costituzione e di conseguenza riduce il rischio di recidiva". "Il cambiamento che vogliamo – ha concluso il giudice – è quello di una nuova cultura sociale della pena, sorretta da specifiche professionalità che dal controllo della persona passino alla conoscenza del soggetto. Bisogna convincere l’opinione pubblica che il sistema delle pene non detentiva tutela meglio la società e la sicurezza, percorsi che non possono esser solo dell’amministrazione penitenziaria".