Secca bocciatura della manovra economica del governo Conte-Di Maio-Salvini di Juncker

“Non abbiamo ancora messo in questione il bilancio dell’Italia. Abbiamo lanciato degli avvertimenti, forse prematuri. Se accettassimo tutto quello che il governo italiano propone, avremmo delle contro reazioni virulente in altri paesi dell’Eurozona”. Sono queste le parole pronunciate a Bruxelles dal presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, durante un’intervista con alcuni media audiovisivi italiani. La manovra elaborata dal governo “punta a conseguire un indebitamento netto della PA che, con un profilo comunque decrescente risulti pari al 2,4 per cento del Pil nel 2019, al 2,1 per cento nel 2020 e all’1,8 per cento nel 2021”. Lo si legge nel progetto di Bilancio 2019 notificato all’Ue. “Il profilo dei conti pubblici illustrato modifica sensibilmente il sentiero dell’indebitamento netto strutturale – aggiunge il documento – che dopo il miglioramento di 0,2 punti di Pil previsto per quest’anno, peggiorerebbe di 0,8 punti nel 2019”. Il governo prevede inoltre una crescita economica “dell’1,5 per cento nel 2019, dell’1,6 per cento nel 2020 e dell’1,4 nel 2021. Il livello del Pil nominale nello scenario programmatico – si legge – è sensibilmente superiore a quello tendenziale lungo tutto il triennio di programmazione”. “La crescita del Pil nel prossimo triennio – afferma ancora il documento – sarà trainata dalla domanda interna e da una ripresa delle esportazioni dopo il marcato rallentamento subìto quest’anno”.

Nonostante il deficit al 2,4 per cento del Pil quest’anno, nel progetto di Bilancio inviato all’Ue il governo prevede altresì una discesa del debito-Pil sul triennio in esame, anche a riflesso degli ipotizzati “proventi da dismissioni ed altre entrate afferenti al Fondo di Ammortamento del Debito Pubblico, pari a 0,3 punti di Pil all’anno per il periodo 2018-2020”.

“Tenuto conto di tali introiti – si legge – nello scenario programmatico la discesa del rapporto debito-Pil è attesa pari a 0,3 punti quest’anno, e quindi 0,9 punti nel 2019, 1,9 nel 2020 e 1,3 nel 2021. Il rapporto scenderebbe dunque dal 131,2 per cento del 2017 al 126,7 nel 2021”. Nelle tabelle allegate il debito-Pil viene indicato al 130,9% nel 2018, 130% nel 2019, 128,1% nel 2020 e 126,7% nel 2021.