Via la plastica monouso dagli uffici pubblici

Inquietante tabella dei tempi di degradazione: una bottiglia 5000 anni

La plastica è un problema che il mondo occidentale ha iniziato a fronteggiare con una diversa determinazione. Nel vecchio continente, l’Europa ha inserito nella direttiva Ue la messa al bando di piatti, bicchieri di plastica, cannucce, cotton fioc e aste per i palloncini, cioè tutti quegli articoli di plastica facilmente sostituibili con materiali alternativi. Per poterli vendere dovranno essere prodotti con materiali che si dissolvono nell’ambiente. ‘Vietare le confezioni di plastica negli edifici pubblici’. Lo dichiarava il ministro Costa lo scorso 25 giugno, intervenendo in una Commissione Ambiente Ue a Lussemburgo. Quattro mesi dopo quella dichiarazione, la bottiglietta di plastica fuori dagli uffici della pubblica amministrazione è una eco pratica in rapida diffusione. A Cerveteri gli attivisti del MoVimento 5 Stelle raccolgono l’invito del Ministero dell’Ambiente: “Nell’impegnare l’amministrazione locale a non usare plastica monouso negli uffici pubblici, nelle conferenze, centri civici, con particolare attenzione a quelli derivati dalla vendita ed alla somministrazione di cibi e bevande. Obiettivi mirati e che devono essere relazionati ogni anno, per arrivare a produrre e consumare al minimo l’utilizzo della plastica. Impegno che si traduce anche nel promuovere una campagna di sensibilizzazione, che i periodi elettorali hanno dimostrato essere efficiente quando interessa, per tutti i dipendenti del Comune, nelle scuole, nelle aziende/cooperative in relazione ad appalti socio-sanitari stipulati con l’amministrazione comunale, in tutte quelle realtà dove la plastica ormai, senza neanche accorgercene, sembra diventata indispensabile. Se paragonata agli altri materiali, essa ha un tempo di degradazione al di sopra della media: una bottiglia di plastica 5000 anni; una bottiglia di vetro 100 anni; un paio di collant 70 anni; una lattina di alluminio 50 anni; un contenitore di polistirolo 50 anni. Nonostante l’EFSA abbia calcolato dosi tollerabili di Bisfenolo A e Ftalati, quest’ultimi nel PVC ed in grado anche di produrre effetti analoghi agli estrogeni che danneggiano fegato reni e polmoni, si nutrono ancora dubbi su ulteriori effetti dannosi per adulti e bambini. Cambiare implica impegno, ma l’impegno alla lunga ripaga. Cinque sono gli obiettivi che nel futuro ci si deve porre per contrastare il fenomeno dello smaltimento dei rifiuti che, lo vediamo tutti i giorni, sta sempre più inquinando il nostro pianeta avendo un alto potere tossico. Cinque obiettivi racchiusi nella regola delle 5R: riduzione, riuso, raccolta, riciclo, riduzione: ovvero riduzione dei rifiuti, scegliendo prodotti che abbiano meno imballaggi, o evitando gli sprechi, di carta, o di buste della spesa, ecc. Riuso: di oggetti che ancora possono essere utilizzati, che possono avere una nuova vita, magari reinventandone l’utilizzo, per esempio vasetti di vetro, o fogli di carta scritti solo da un lato, bottiglie di plastica come imbuti, ecc. Raccolta: istituire un ciclo di raccolta efficiente alla base della regola. Riciclo: dalla raccolta differenziata riciclare i materiali attraverso processi di trasformazione del vetro, carta, lattine, plastica, ecc. Recupero: in prevalenza di energia. Se i rifiuti non possono essere più né riutilizzati, ne riciclati, allora devono essere utilizzati per produrre energia. L’attenzione, in particolare come da mozione verso la plastica, è solo una goccia nel mare delle abitudini che dobbiamo cambiare per salvaguardare il nostro pianeta. Attenzione che è anche sul tavolo parlamentare, e porta la firma di Stefano Vignaroli, che sta portando avanti un progetto di riorganizzazione e riqualificazione degli operatori e lavoratori del mercato dell’usato. Attenzione che soprattutto dobbiamo porre tutti nelle nostre azioni quotidiane anche. Per cominciare possiamo chiederci ad esempio, prima di gettare nella spazzatura un oggetto: in quale categoria di R può rientrare? Partecipare, cambiare”.