Il super boss Bernardo Provenzano nella fase terminale della sua malattia non doveva restare nel regime del 41 bis

Bernardo Provenzano, il capo della Mafia corleonese, arrestato nel 2006 dopo essere stato ricercato per quasi 43 anni e morto in carcere a Milano il 13 luglio 2016, non avrebbe dovuto restare sotto il regime speciale di detenzione 41 bis durante le fasi terminali della sua malattia, quando era ormai intubato e alimentato artificialmente (a partire dalla fine del 2013). Lo afferma la Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo in una sentenza emessa oggi, a seguito del ricorso dello stesso Provenzano. La Corte ha concluso che, con la conferma del regime d’isolamento del 41 bis per Provenzano ormai gravemente ammalato c’è stata violazione dell’Articolo 3 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo che proibisce trattamenti inumani e degradanti durante la detenzione; la Corte, invece, non ha rilevato che sussista una violazione dello stesso articolo per quanto riguarda la permanenza in stato detenzione, che il boss mafioso aveva chiesto fosse sospesa per ragioni di salute. Durissima la replica del Vicepremier Di Maio: “La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia perché decise di continuare ad applicare il regime duro carcerario del 41bis a Bernardo Provenzano, dal 23 marzo 2016 alla sua morte. Avremmo così violato il diritto di Provenzano a non essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti. Non sanno di cosa parlano!. I comportamenti inumani – scrive – erano quelli di Provenzano. Il 41bis è stato ed è uno strumento fondamentale per debellare la mafia e non si tocca. Con la mafia nessuna pietà”.