Elisa: “Intima e sincera, vi mostro le mie fragilità”

La cantautrice friulana presenta il nuovo album “Diari Aperti”

Quando racconta il nuovo album in italiano, “Diari Aperti”, Elisa guarda un punto fisso. Ha paura di sbagliare e questo progetto è troppo importante. Troppo “intimo, sincero, onesto”: il più autobiografico. E’ tempo di bilanci. I 40 anni, la morte del padre, la contaminazione con la tv l’hanno portata a una riflessione. Dopo 20 anni con la Sugar di Caterina Caselli è passata alla major Universal: “E’ una ripartenza, un nuovo capitolo”. “Mi sono voluta guardare dentro per capire dove volevo andare – racconta – E’ un lavoro autobiografico. Tutto viene spiegato ed esposto con il tono intimo di protezione che ti dà il diario. E’ un dialogo con me stessa, ma immaginando il pubblico come un unico interlocutore. Ho voluto fare un lavoro onesto, per fare trasparire le mie fragilità”. Quei quaderni a cui Elisa affida le sue confidenze da quando aveva dieci anni: “Mi aiutano a tenere traccia della mia vita, mi piacciono perché voglio ripercorrere i miei passi, capire cosa sono stata e cosa ho pensato”. Tanto che alcune frasi si ritrovano nei brani: da “Quelli che restano” scritta interamente da lei e cantata con Francesco De Gregori a “Promettimi” dedicata al figlio Sebastian a “Fragile”. Un album diretto, in cui Elisa rinuncia alla “perfezione” e in cui la cantautrice si è fatta affiancare anche da alcuni giovani autori come Davide Petrella, Cheope, Federica Abbate e Calcutta: “Molti brani sono quelli che ho inciso, con gli autori presenti, durante la prima registrazione e pazienza se qualche nota non era perfetta… mi è piaciuto confrontarmi con la realtà contemporanea, una volta che avevo deciso di aprire i miei diari a chi ascoltava, ho capito che potevo aprirmi anche io ad altre collaborazioni”. I quattro concerti all’Arena di Verona hanno segnato l’artista. Ma Elisa ha deciso di tornare alle origini e per il tour, che partirà 18 marzo da Firenze, ha pensato di tralasciare lo show scegliendo l’atmosfera più intima dei teatri: “Suonare in teatro è un po’ come andare dal dottore per un artista. Vai a vedere quale è il tuo stato di salute, perché non ci sono trucchi e inganni”.