Milan, la panchina non va: Gattuso appeso ai titolari

La sconfitta contro il Betis Siviglia ha evidenziato ancora una volta l’inaffidabilità delle seconde linee. Il tecnico, sulla graticola

Il giorno dopo è quello delle riflessioni: quando la squadra si ritroverà a Milanello sarà necessario un confronto. Servono, soprattutto, le soluzioni al problema e vanno trovate in fretta: tra due giorni San Siro ospiterà la Samp, mercoledì arriverà il Genoa. Due partite in settantadue ore, un doppio sforzo ravvicinato che Gattuso dovrà affrontare con gli stessi uomini. Non è un obbligo, ma una scelta tecnica che dopo il Betis appare ancora più scontata. Cutrone a parte, che infatti è entrato nella ripresa per tentare la svolta, sono le seconde linee che non si sono dimostrate all’altezza. La panchina Milan non è al livello dei titolari e non è un problema “di riserva”. Giocando ogni tre giorni Rino avrebbe bisogno di ruotare, invece si trova costretto anche a limitare il turnover. In Europa ha tradito anche Reina, portiere di coppa: chi lo invocava al posto di Gigio ha già fatto un passo indietro. In difesa Laxalt ha frenato le discese sulla fascia e Zapata è stato tutto tranne che insuperabile. Caldara, che Gattuso aveva pensato di inserire in corsa immaginando una serata più tranquilla, è rimasto seduto in panchina: per il suo esperimento, graduale, servirà ancora tempo. In mezzo Bakayoko ha di nuovo fatto flop, costringendo la mediana titolare al super uso nelle prossime uscite. E davanti non ha fatto meglio Borini, che induce Calhanoglu al recupero accelerato. Castillejo ha avuto qualche spunto in più, ma è stato discontinuo in una serata che richiedeva concentrazione perenne. Così servono le solite facce, da Romagnoli a Biglia, dal Pipita a Suso, che in futuro potranno rischiare l’usura. Intanto si chiede loro un minimo sforzo: battere le genovesi per non tradire Gattuso, che li crede fedelissimi.