60enne poliomielitica dalla nascita per la vaccinazione, attende ancora il risarcimento

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“Maria Clementini di 60 anni vive a Roma. E’ divorziata. Ha 2 figli di cui una di 35 anni ha una grave patologia neurologica che richiede costose cure”.  Lo si legge in una nota del legale della donna. “Maria è poliomielitica dalla nascita (1958) a causa di una vaccinazione anti-polio che anziché prevenire la poliomielite gliela trasmette appena nata. La vaccinazione le venne somministrata a Tivoli. Il nesso causale fra vaccinazione e patologia poliomielitica venne accertato dal Ministero della Sanità a seguito di una domanda di indennizzo di Maria previsto dalla legge n. 210/1992 proprio in favore dei soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie. La legge prevede infatti che – se un cittadino è obbligato dalla legge a vaccinarsi (o costretto a vaccinarsi per svolgere un lavoro, per accedere a scuola, ecc.) e in conseguenza di questa ubbidienza per il bene della salute collettiva riceve un danno – deve essere indennizzato dallo Stato che non può, da una parte, imporre un obbligo di vaccinazione e poi, dall’altra parte, lavarsene le mani quando da ciò derivi una patologia.
Nonostante il riconoscimento del diritto all’indennizzo il Ministero della Salute ha mai pagato nulla a Maria poiché e in regime di cd. “autotutela” aveva cambiato idea.
Per questa ragione nel 2013, tramite l’avvocato Renato Mattarelli, Maria ha richiesto ed ottenuto dal Tribunale di Roma un’ingiunzione di pagamento al Ministero della Salute che, però, anziché pagare si è opposto citando in giudizio la donna che nel 2015 ha ottenuto finalmente una sentenza divenuta definitiva che riconosce il suo pieno diritto ad ottenere l’indennizzo: circa 150.000,00 euro di arretrati e circa 800,00 euro al mese per tutta la vita. Ciononostante, il Ministero della Salute non ha ancora pagato, e non intende pagare al momento la donna, riferendo di non avere a disposizione il personale per fare i conteggi di quanto deve.
Insomma anche se sono 60 anni dalla vaccinazione del 1958 che le ha paralizzato una gamba, a Maria non è stata ancora resa giustizia e benché creditrice dello Stato di importanti somme è costretta a vivere in quasi povertà: guadagna 1.300 euro al mese (€ 400 li versa per un mutuo ed altri 400 li versa per medici e medicine per la figlia 35enne)”.

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