L’omosessualità nel clero e nella vita consacrata preoccupa Papa Francesco: “Occorre più attenzione nei seminari”

Papa Francesco in partenza dall'Aeroporto FVG - Ronchi dei Legionari 13/09/2014

L’omosessualità nel clero e nella vita consacrata “è qualcosa che mi preoccupa”, “è una questione molto seria” e occorre più attenzione ai candidati nei seminari.
“Nelle nostre società sembra addirittura che l’omosessualità sia di moda e questa mentalità, in qualche modo, influisce anche sulla vita della Chiesa”. Lo dice Papa Francesco in un libro intervista con il missionario claretiano Fernando Prado “La forza della vocazione” (Edizioni Dehoniane), di prossima pubblicazione in dieci lingue.

Un colloquio di quattro ore con Papa Francesco, dunque, diventa un volume di 120 pagine. “La fuerza de la vocación. La vida consagrada hoy”, è il titolo originale del testo che uscirà in contemporanea internazionale e tradotto in 10 lingue tra cui il cinese.

Il Pontefice e il missionario spagnolo Fernando Prado si incontrano lo scorso 9 agosto a Santa Marta, in una di quelle giornate di caldo opprimente. Uno di fronte all’altro, parlano per quasi quattro ore e Francesco affronta il grande tema della vocazione, di “quelle persone consacrate che non hano pretese” e “che fanno la teologia della vita consacrata vivendola, pregandola”. Ma anche delle grandi sfide, del pericolo del clericalismo o dell’ideologia, “uno dei nemici più seri che ha avuto e può avere la vita consacrata”.

I tre capitoli del libro: Guardare al passato con gratitudine, Vivere il presente con passione e Guardare al futuro con speranza, ripercorrono i temi di quel processo di rinnnovamento, sotto la guida della Chiesa, indicato dal Concilio Vaticano II e affrontati da Francesco. Il Papa non ha voluto che p. Prado, direttore dell’editrice Publicaciones Clretianas, inviasse prima le domande. Ha scelto, tipico del suo stile, un dialogo aperto, “a tu per tu”, anche per i temi più difficili. Riflettendo poi sui “milioni di esseri umani che vivono, o meglio, sopravvivono con meno del giusto”, Francesco mette in guardia anche da un altro pericolo: quella “certa ideologizzazione della povertà” in cui si può cadere quando “si teorizza su di essa, ma i nostri criteri e le nostre azioni non l’accompagnano per davvero”. Così Francesco su questo tema: “ I poveri, se ci fai caso, hanno una capacità impressionante di fare festa. Non perdono la gioia, anche in mezzo alla povertà più dura. È qualcosa che mi commuove. Credo che dobbiamo vivere la povertà così: con naturalezza, con semplicità, preoccupandoci sinceramente di quanti sono stati meno fortunati nella vita ”