Droga, decapitata un’organizzazione criminale: 27 in manette

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L’operazione dei Carabinieri ‘Tibur Superbum’ chiusa con l’associazione
a delinquere pluriaggravata ed armata per 9 delinquenti che
controllavano il mercato dello spaccio a Roma e litorale
E’ iniziato ieri mattina all’alba il lavoro di circa 80 militari della
Compagnia Carabinieri di Tivoli e del Gruppo di Frascati, coadiuvati da un
elicottero del Nucleo Elicotteri Carabinieri e dalle unità cinofile, sono stati
impegnati nell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare a carico di
nove persone, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma su richiesta della
Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica e plurime
perquisizione domiciliari nei confronti di altri soggetti, tutti indagati a
vario titolo dei reati di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio
di sostanze stupefacenti, pluriaggravata ed armata. L’attività investigativa
che ha condotti ai provvedimenti, convenzionalmente denominata “Tibur
Superbum”, è la prosecuzione della precedente operazione “Tibur”,
sempre condotta e conclusa dai Carabinieri di Tivoli e coordinata dalla
DDA di Roma. L’indagine aveva già portato allo scoperto un sodalizio
criminale radicato e pericoloso, operante nell’area est della provincia
romana, dedito al traffico di sostanze stupefacenti ed estorsioni. Boss e
promotore indiscusso di detto sodalizio denominato convenzionalmente
“Cosa Nostra Tiburtina” era Giacomo Cascalisci, il quale dopo essere stato
arrestato nell’ambito delle pregresse esecuzioni cautelari dell’8 marzo
scorso, è poi deceduto nell’agosto 2018, presso il carcere di Torino “Le
Molinette”. Il vuoto di potere al vertice dell’organizzazione, complice lo
stato di detenzione di pregiudicati di spessore quali Cristian D’Andrea e
Massimo Piccioni, non impediva al gruppo di tentare una riorganizzazione
intorno ad altri appartenenti al sodalizio non arrestati in precedenza. Le
attività tecniche dei militari consentivano di accertare come il gruppo
criminale avesse nuovamente riunito una pletora di giovani pusher, tutti
italiani, organizzati e disciplinati, ai quali venivano affidati specifici
incarichi finalizzati anche al controllo del territorio. Per tale ragione, a
seguito di momentanee scarcerazioni intervenute in favore di alcuni
appartenenti al sodalizio, conformemente alle nuove risultanze
investigative, venivano emesse ulteriori ordinanze cautelari per tre dei
nove indagati. La vitalità dell’organizzazione criminale, tanto imponente
da esercitare l’egemonia sull’intera valle dell’Aniene, assoggettando ai
voleri dell’associazione sia gli interni che gli autonomi, ricorrendo a
rappresaglie di vario tipo, quali sfregi al volto o danneggiamenti a mezzo
fuoco, appariva nuovamente evidente nonostante la scomparsa del leader
storico, così come appariva evidente la volontà di riorganizzare e
proseguire le attività illecite del sodalizio grazie agli affiliati che non erano
stati colpiti dalla misura cautelare della primavera scorsa. Sin dal marzo
2018, difatti, era possibile accertare, a mezzo di monitoraggi tecnici
nonché di puntuali riscontri oggettivi, la persistenza e l’attualità delle
condotte ad opera della compagine. Inoltre, l’indagine evidenziava che i 9
soggetti raggiunti dall’odierna ordinanza di custodia cautelare ed operativi
nelle piazze di spaccio di Tivoli e Guidonia, dapprima gestite dai
pregiudicati Cristian D’Andrea e Massimo Piccioni, avessero, nonostante
la detenzione dei propri capi, tentato di riorganizzare il sodalizio
smantellato nell’operazione dei Carabinieri di Tivoli dell’8 marzo 2018
che aveva già consentito l’arresto di 41 affiliati. Le complesse indagini
hanno consentito sino all’esecuzione di tale ultima ordinanza di operare
complessivamente: 27 arresti in flagranza di reato, 39 ordinanze di
custodia cautelare in carcere, molteplici sanzioni amministrative ex art. 75
del DPR 309/90 ed il sequestro di ingente quantitativo di stupefacente del
tipo marijuana, hashish e cocaina, nonché di una pistola. Le indagini
consentivano inoltre di far luce su di una serie di aggressioni perpetrate dal
sodalizio in danno di debitori e rivali che gli consentivano di affermarsi sul
territorio, nonché di dimostrare come l’organizzazione continuasse ad
operare anche soffrendo dello stato di detenzione dei suoi leader storici. I
soggetti colpiti dai provvedimenti restrittivi sono stati associati presso il
carcere di “Roma – Regina Coeli” a disposizione dell’Autorità Giudiziaria
della Capitale.
Al.Sa

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