Caso Vannini, Federico Ciontoli: ”Ho fatto tutto quello che potevo considerata la condizione che vivevo”

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Si è svolta una nuova udienza d’appello per l’omicidio di Marco Vannini. Federico Ciontoli ha letto una lunga relazione sotto gli occhi della famiglia di Marco Vannini. Parole che, ovviamente, faranno discutere. “Sono qui per condividere come ho vissuto la vicenda nella speranza che questo possa aiutarvi a capire chi sono davvero. Le mie parole non vogliono fare ombra sul dolore della famiglia di Marco. La percezione che avevo di quella sera era sbagliata? Dopo le ricostruzioni ho avuto il dubbio che la percezione avuta di me non fosse quella reale o almeno quella percepita dagli altri. Mi domandai perché un contrasto così forte. Sapere di essere indagato fu per me un fulmine a ciel sereno. Davvero potevo agire in modo diverso? Da indagato a considerato colpevole il passaggio fu breve. Iniziai a ripercorrere, non senza fatica, i singoli attimi di quell’evento, a ricostruire le condizioni di quella maledetta sera e per un lungo periodo ho visto crollare tutte le mie sicurezze. Non riuscivo a guardare più le persone negli occhi ed avevo paura di esistere. Ora ho capito che quella figura non sono io. E’ una cosa distinta da me. Il paragone con una figura così mostruosa è stata dovuta alla mancata considerazione delle reali condizioni di quella sera. Si è detto che non facevo niente mentre Marco perdeva sangue, cosa del tutto falsa. Non ho fatto quello di cui il PM mi accusa, considerate le condizioni in cui ero. Giudici, rileggendo le intercettazioni ho riacquistato la consapevolezza emotiva e razionale che quella sera non potevo fare altro di quello che ho fatto. Non voglio credere che io possa essere condannato per ciò che potevo fare, senza considerare le reali condizioni di quella notte. Il mio silenzio è stato strumentalizzato da tanti, ma è stato un silenzio emotivo. Vi era la difficoltà di esprimermi. Oggi quella emotività ho cercato di metterla da parte”.

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