Caso Cucchi, carabiniere intercettato dalla Squadra Mobile: “Bisogna aiutare i colleghi in difficoltà”

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Ancora rivelazioni sul caso di Stefano Cucchi, il giovane geometra pestato e poi morto dopo un fermo giudiziario. Rivelazioni che anche questa volta vedono coinvolti alcuni carabinieri. Questa volta lo scenario non è la Capitale ma Napoli. “Mi raccomando dovete avere spirito di corpo… se c’è qualche collega in difficoltà lo dobbiamo aiutare…”. Questo è quanto avrebbe detto, secondo quanto riferito da un carabiniere intercettato al telefono mentre parla con un collega, il comandante del gruppo carabinieri Napoli. La conversazione è riportata in una nota della Squadra Mobile di Roma depositata agli atti del processo sulla morte di Stefano Cucchi.

La frase è recente, rispetto ai fatti, visto che l’intercettazione telefonica è datata 6 novembre 2018 e ha come protagonisti un vicebrigadiere dei carabinieri e il maresciallo Ciro Grimaldi, entrambi in servizio presso la stazione Vomero-Arenella, dove si riporterebbe un messaggio del comandante del Gruppo Napoli. “Ha detto – riporta il carabiniere – mi raccomando dite al maresciallo che ha fatto un servizio alla stazione lì dov’è successo il fatto di Cucchi di stare calmo, tranquillo”. E ancora il vicebrigadiere riferisce al collega, che è stato sentito come persona informata sui fatti nell’ambito dell’inchiesta sui presunti depistaggi, le parole del comandante: “Mi raccomando dovete avere spirito di corpo, se c’è qualche collega in difficoltà lo dobbiamo aiutare”.

“Mandolini quando la lesse disse che non andava bene e che avrei dovuto cestinarla perché avremmo dovuto redigerne una seconda in sostituzione della prima”. A dirlo il maresciallo Davide Antonio Speranza, in servizio presso la stazione Quadraro dei carabinieri di Roma nel corso della deposizione del 18 dicembre scorso sentito come persona informata sui fatti e ora agli atti del processo sulla morte di Stefano Cucchi. Il riferimento è a una nota di servizio redatta sul fermo dopo la morte. “Il contenuto di tale annotazione fu dettato da Mandolini, imputato nel processo, lo scrissi io, alla presenza anche di Nicolardi, quindi stampammo e la firmammo a nostro nome”, ha raccontato nella deposizione. “Ripensandoci a posteriori all’epoca peccai di ingenuità, perché mi fidai di Mandolini e Nicolardi che erano più anziani e avevano più esperienza di me”.

“Recentemente ho ricordato di aver redatto l’annotazione”, datata 16 ottobre 2009, la data dell’arresto di Stefano Cucchi, “non il giorno indicato nella stessa ma qualche giorno dopo perché fui contattato telefonicamente dal maresciallo Mandolini, il quale fece riferimento alla morte di Stefano Cucchi e mi disse ‘hai sentito il telegiornale?’ E mi comunicò che avrei dovuto redigere un’annotazione”. Tra gli atti depositati è presente anche una nota, un ordine di servizio che riporta nello spazio riservato alle note dei superiori la scritta a mano ‘Bravi’. Il maresciallo nella sua deposizione ha commentato: “Non so dirvi per quale ragione, nella parte dell’ordine di servizio dedicata alle annotazioni dei superiori è scritto ‘Bravi’, considerato che avevamo fatto una mera azione di routine e che nel momento in cui l’ordine di servizio fu redatto Cucchi era già morto”.

 

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