Onu, sulla ‘sopravvivenza politica’ di Maduro è scontro tra Russia e Stati Uniti

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E’ scontro, all’Onu, tra Mosca e Washington. La Russia ha tentato di bloccare la riunione del Consiglio di sicurezza Onu sul Venezuela convocata per oggi, sostenendo che la situazione nel Paese non costituisce una minaccia alla sicurezza e alla pace internazionale. Mosca ha chiesto un voto prima dell’avvio della riunione, sostenendo che essa costituiva un “grave abuso delle prerogative” dell’organismo Onu. Tuttavia, nove Paesi sui 15 che partecipano al Consiglio di sicurezza hanno votato affinché la riunione andasse avanti. L’ambasciatore russo presso l’Onu, Vassily Nebenzia, ha definito le azioni degli Stati Uniti “senza vergogna e aggressive”, paragonandole a un tentativo di colpo di stato. Il segretario di Stato Usa Mike Pompeo ha risposto sottolineando l’impatto destabilizzante della crisi venezuelana sull’intera regione. Dall’altra parte dell’Oceano, intanto, Spagna, Francia e Germania si sono schierate con Juan Guaidò, l’autoproclamato presidente del Venezuela. E hanno lanciato un ultimatum a Nicolas Maduro: Se non convocherà elezioni “trasparenti” nei prossimi otto giorni, i tre Paesi riconosceranno il presidente dell’Assemblea nazionale, Guaidò come presidente ad interim del Venezuela. Il primo ad annunciarlo oggi è stato il presidente spagnolo Pedrò Sanchez che con una dichiarazione dalla Moncloa durante la quale ha lodato “il coraggio” del giovane leader dell’opposizione venezuelana. “Non vogliamo instaurare o rimuovere governi – ha detto il premier spagnolo – vogliamo la democrazia ed elezioni libere in Venezuela”. Sanchez, tuttavia, non è stato l’unico leader europeo ad essersi schierato con Guaidò. Dall’Eliseo anche il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che “se non saranno annunciate elezioni entro 8 giorni, saremo pronti a riconoscere Guaidò come ‘presidente in carica’ del Venezuela per avviare un processo politico”. A questo, ha scritto Macron, “stiamo lavorando insieme ai nostri alleati europei”. “Il popolo venezuelano – ha quindi aggiunto – deve poter decidere liberamente il suo futuro. Senza elezioni annunciate da qui ad otto giorni, noi saremo pronti a riconoscere Juan Gauidò come presidente ad interim”. Sulla stessa linea anche la Germania: “A meno che non vengano annunciate elezioni entro i prossimi otto giorni, siamo pronti a riconoscere Juan Guaidò come presidente a interim”, ha fatto eco la portavoce del governo tedesco, Martina Fietz. Da parte sua, in una serie di tweet, Guaidò ha ringraziato Francia, Germania e Spagna per la loro presa di posizione. “Ringraziamo il governo della Germania per il suo impegno nei confronti del popolo venezuelano nella nostra lotta per una nazione libera e democratica”, si legge in un tweet dell’auto proclamatosi presidente a interim del Venezuela. Poi, rivolgendosi a Macron, Guaidò si è detto “molto grato” per l’impegno di Parigi per “ottenere un governo transitorio e per avere elezioni libere”. Apprezzamento, da parte di Guaidò, anche per “le parole e l’impegno” del premier spagnolo Pedro Sanchez. Il leader dell’opposizione venezuelana ha anche fatto riferimento ai “progressi” compiti in seno all’Unione europea “per il pieno riconoscimento e il sostegno della nostra lotta legittima e costituzionale”. La spaccatura internazionale di fronte alla crisi venezuelana è evidente. Mentre i tre Paesi europei, uniti a Stati Uniti, Canada e oltre una mezza dozzina di Paesi latino americani si sono schierati con Guaidò, un altro blocco di Paesi che comprende Russia, Iran, Turchia, Cuba, Bolivia e Nicaragua sostengono Nicolas Maduro, eletto lo scorso maggio in elezioni dichiarate non democratiche a un secondo mandato che ha iniziato a dicembre nonostante le richieste internazionali di sue dimissioni.

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