Il Consultorio Familiare, bene comune da valorizzare

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Viaggio all’interno di un bene comune: il Consultorio Familiare di Ladispoli. Rose e spine di un servizio di pubblica utilità. Con questo intervento il Coordinamento Donne Resistenti intende sensibilizzare la cittadinanza e rilanciare il presidio sanitario integrato di base, multidisciplinare, con iniziative mirate. Un breve ripasso: I Consultori Familiari vengono istituiti a seguito della legge n.405 del 29 luglio 1975, allo scopo “di intervenire in sostegno alla famiglia o al singolo che vi faccia ricorso. Le funzioni istituzionali rendono il Consultorio una struttura abbastanza flessibile ed adattabile alle esigenze territoriali, in alcune regioni infatti è organizzato in dipartimenti specializzati nell’erogare assistenza sociosanitaria rispondente a specifici bisogni, è il caso dei servizi consultoriali per la prima infanzia, gli adolescenti e la violenza. Le figure professionali previste all’epoca erano molte: assistente sanitario – Assistente sociale – Dirigente di comunità (tecnico esperto in puericultura ed economia domestica familiare)- Educatore – Ginecologo – Infermiere e/o infermiere pediatrico – Ostetrico – Psicologo – Puericultore. Negli anni, per i tagli alla sanità si sono sensibilmente ridotte. “Lo stato di conservazione della struttura di Ladispoli: L’edificio, di proprietà comunale, sito in via Nino Bixio n. 27, è stato recentemente ripulito e tinteggiato all’interno grazie all’opera di alcuni volontari. Nel complesso gli ambienti sono decorosi ed accoglienti. L’esterno invece, purtroppo, appare deturpato, imbrattato dalle solite mani vandaliche e necessita di un intervento urgente di ripulitura. La struttura è gestita dalla ASL Roma 4 Distretto 2 e le visite vengono fissate per appuntamento telefonando al 0696669382 -83/84/85. Le prestazioni attuali: Pediatra 3 turni settimanali – Psicologo 2 turni settimanali per complessive 15 ore – Infermiera 36 ore – Ostetricia 36 ore – Una volta alla settimana si aggiunge un’ostetrica che si occupa dei pap test nell’ambito di apposito progetto Asl a termine. Attività svolte: Colloqui psicologici, sostegno mamme per bambini appena nati, corsi preparazione parto, interruzione gravidanze, visite ginecologiche, visite pediatriche. Gli operatori, malgrado le carenze cercano di offrire il meglio. E gli utenti? Ecco una testimonianza sul campo grazie ad una primipara di Ladispoli che per rispetto della privacy chiameremo Mary: “Sono stata seguita durante tutta la gravidanza dal ginecologo e dall’infermiera puericultrice con professionalità e cura. Ho seguito il corso pre-parto, che oltre a dare delle nozioni molto utili per le neomamme e i neopapà, mi ha dato modo di conoscere altre coppie in procinto di diventare genitori e tuttora ci incontriamo per far giocare insieme i nostri piccoli e scambiarci quattro chiacchiere. Subito dopo il parto sono state fondamentali le visite domiciliari dell’infermiera per seguire l’allattamento e per il primo bagnetto. Continuo a frequentare anche ora il Consultorio, che ormai è diventato un punto di riferimento per avere consigli e servizi necessari per me e per la mia famiglia.” Cosa manca al Consultorio: l’assenza totale dell’assistente sociale è grave, così come grave è l’orario ridotto della psicologa che per i colloqui ha una lunga lista d’attesa. Due figure professionali estremamente importanti per completare l’equipe ma soprattutto per trasformare un ambulatorio “a prestazioni” in un servizio sociosanitario integrato, polifunzionale, orientato alla prevenzione, informazione, educazione in tutti gli ambiti che coinvolgono il benessere delle donne e delle famiglie. Le criticità più severe riguardano la mancanza di un “ampio e sistematico lavoro con le scuole medie e superiori sui temi dell’educazione “sentimentale e sessuale”. E’ da qui che bisogna partire se si vuole far crescere la cultura della parità, del rispetto, a contrasto dei troppi episodi di bullismo, di violenza che nella successiva età adulta possono contribuire a scatenare la violenza sulle donne. Così come dalla collaborazione tra consultorio familiare e servizio per il contrasto delle dipendenze (anche questo assente nel nostro territorio) possono   essere realizzati programmi di prevenzione dell’abuso di droghe, alcool, e le gravissime nuove dipendenze tecnologiche. La connessione con il mondo studentesco non si può considerare come un optional, ma come una risorsa necessaria per garantire una marcia in più alle nuove generazioni in questa epoca caratterizzata dalla tecnologia e da un fondo preoccupante di nichilismo. Il Coordinamento Donne Resistenti intende dare battaglia su questi temi sollecitando tutte le istituzioni coinvolte ( Il Comune, la ASL, la Regione) ad attivarsi con urgenza affinchè il consultorio familiare venga potenziato con gli operatori oggi mancanti e con un programma di attività efficace e stabile nel tempo, per sostenere le donne, i giovani, le famiglie della nostra comunità. Da qui partirà una campagna di sensibilizzazione e di pressione sulle istituzioni che culminerà con una raccolta di firme su obiettivi concreti di miglioramento.

Coordinamento Donne Resistenti

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