Il Generale Garofalo e il caso Vannini: “Mai sequestrata la villetta di Ladispoli”

“Mai sequestrata la villetta di Ladispoli”

Caso Vannini- Il generale Garofalo: “Ci è stato impedito di entrare nella villa dei Ciontoli”

di Alberto Sava

La morte di Marco Vannini continua a navigare nel mare dei misteri. Cosa è successo in casa Ciontoli prima dello sparo? Perché qualcuno ha sparato a Marco? Perché non furono messi i sigilli al teatro di quella tragedia? Queste solo alcune delle tante domande rimaste senza risposte da quella maledetta e tragica notte del 17 maggio 2015. Due gradi di processo in nome della “Legge è uguale per tutti”, ma la giustizia? I magistrati in tribunale hanno sicuramente lavorato al meglio per arrivare alla verità processuale che con fatica potrà essere ribaltata perché hanno giudicato sulla base della “carte” trasmesse all’inizio di questo processo, questo è il punto. Oggi, solo dopo che la sentenza d’Appello ha fatto scalpore, sembrano cadere veli, silenzi e reticenze. Uno dei veli l’ha strappato il Generale Garofalo dalle pagine del Messaggero ieri in edicola: “Ci hanno negato il sopralluogo nella casa dei Ciontoli”. Così il generale Garofalo, ex capo dei RIS di Parma, in una intervista rilasciata al Messaggero. “Durante le indagini preliminari a differenza dei consulenti della difesa, non siamo potuti entrare in quella casa, prosegue. Ci siamo dovuti basare su un fascicolo fotografico della polizia giudiziaria non preparato nel miglior modo possibile. Tra l’altro la casa non è stata sequestrata e i rilievi durati solo 6 ore”. Il generale torna sullo sparo: “Si tratta di un rumore assordante, come se fosse azionato un martello pneumatico. Circa 130 decibel in un ambiente chiuso. Lo sparo, quindi, non poteva essere equivocato. Non capisco come gli inquirenti si siano accontentati della versione dei Ciontoli. Marco nella vasca chiede di vedere le pistole? Mi sembra assurdo”. Ora c’è attesa per la lettura delle motivazioni relative alla sentenza di secondo grado.