Brexit, il laburista Corbin all’attacco chiede elezioni anticipate

Dopo la nuova bocciatura del piano sulla Brexit stretto con l’Unione Europea da Theresa May, il primo ministro britannico dovrebbe indire elezioni generali. Ne è convinto il leader del Partito Laburista, Jeremy Corbyn, che ha definito “morto” il piano sull’uscita dall’Ue dell’inquilina di Downing Street.

Corbyn ha parlato alla Camera dei Comuni dopo che i deputati hanno respinto le proposte con 391 voti contrari e 242 favorevoli, un margine inferiore alla prima bocciatura del parlamento sul piano della May.

“Il governo”, ha affermato il leader laburista, “è stato di nuovo sconfitto da un’enorme maggioranza e deve accettare che l’accordo è chiaramente morto e non gode del sostegno di questa Camera”, ha detto Corbyn ai parlamentari, “Il contratto di governo del primo ministro si è concluso e forse è tempo di andare a elezioni anticipate per far scegliere alla gente da chi realmente vuole essere rappresentata”.

Ha aggiunto che un no deal sulla Brexit doveva essere “tolto dal tavolo” e il Labour continuerà a promuovere le sue proposte alternative sulla Brexit. Non ha però menzionato il sostegno del partito a un secondo referendum. Intanto, però, la data fissata per l’uscita del Regno Unito dalla Ue si avvicina. Il 29 marzo è infatti alle porte, e in assenza di accordo non ci sarà il periodo di transizione fino alla fine del 2020 previsto per evitare contraccolpi economici e logistici imprevedibili nel divorzio tra Londra e Bruxelles e negoziare un nuovo accordo tra Regno Unito e Unione europea. Se invece l’opzione ‘no deal’ verrà respinta, giovedì i Comuni saranno chiamati a decidere se chiedere all’Unione europea una proroga dell’Articolo 50, rinviando così la Brexit.

 

Brexit, l’Italia corre ai ripari. A ore un Decreto mirato

 

Italia in trincea per prepararsi ad affrontare i rischi correlati con la Brexit ormai alle porte. Il governo ha allo studio un decreto legge, una sorta di ‘ombrello’ per evitare contraccolpi sui mercati. Sarà approvato in settimana e servirà a garantire continuità operative con le banche e le piattaforme britanniche, e sarà varato anche se non viene ritenuto necessario, solo perché potrebbe servire ad evitare scossoni e a tranquillizzare gli operatori. Nel frattempo tutte le autorità italiane si sono attivate, in accordo con quelle europee, per assicurare la corretta continuità operativa delle piattaforme su cui viaggiano i grandi flussi finanziari. E tra queste la Consob ha diffuso un ‘richiamo di attenzione’ agli intermediari britannici che operano in Italia e quelli italiani che operano nel Regno Unito.

In particolare, l’authority di Borsa sottolinea la necessità di dare a tutta la propria clientela, compreso il retail, informazioni tempestive e complete sugli effetti che la prospettiva imminente della Brexit può avere nei rapporti di prestazione dei servizi d’investimento in caso di ‘no deal’ e in mancanza di misure transitorie adottate in ambito nazionale.

A banche e imprese d’investimento viene richiesto di adottare precauzioni idonee per gestire un eventuale ‘hard Brexit’, che potrebbe comportare il venire meno del ‘passaporto europeo’ che abilita alla prestazione dei servizi d’investimento in tutta la Ue. In particolare gli intermediari devono assicurare ai clienti informazioni chiare e comprensibili sui servizi d’investimento resi e sul futuro dei rapporti in essere, incluse le modalità e i tempi di un’eventuale chiusura dei rapporti stessi.

Consob, che sul tema Brexit collabora intensamente con Banca d’Italia e Mef, già nei mesi scorsi aveva richiamato le posizioni dell’autorità borsistica europea, l’Esma. Posizioni che mirano al riconoscimento delle cosiddette ‘controparti centrali’ del Regno Unito: di fatto si tratta delle piattaforme su cui viaggiano gli investimenti e anche la maggior parte dei derivati europei. Per evitare che l’arrivo del No Deal richieda tempi per l’attivazione della procedura che autorizzerebbe questi soggetti come ‘non comunitari’ si è deciso di partire in anticipo, riconoscendo anche l’equivalenza del quadro giuridico applicabile, con un periodo ‘cuscinetto’ di un anno.

E sono state fissate le regole per le attività di compensazione (clearing) anche in caso di mancato accordo politico sulla Brexit.