“Basta precarietà, non siamo lavoratori di serie b”

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Assistenti Educativo Culturali dei ragazzi disabili sul piede di guerra

 Gli AEC garantiscono il diritto allo studio a bambini

e adolescenti che frequentano la scuola dell’obbligo

 

Chiedono il diritto alla mensa, l’internalizzazione, l’uscita dalla precarietà. Sono i lavoratori del servizio Aec (Assistenti educativo culturali), ovvero coloro che hanno il compito di favorire il diritto allo studio per bambini e adolescenti diversamente abili che frequentano la scuola dell’obbligo. Il proprio operato, come sostiene il comitato romano Aec, è messo a dura prova da situazioni non proprio facili. C’è chi dice “caotiche”, come nei Municipi VII e XIII. In quest’ultimo, per esempio, “a pochi giorni dalla scadenza dell’ennesima proroga, le lavoratrici e i lavoratori delle scuole non sapevano nulla del proprio destino, nel senso che nessuno faceva sapere se, alla scadenza della proroga (il 28 febbraio), sarebbero subentrate nel servizio le cooperative che avevano vinto la gara e, quindi, se avrebbero rispettato senza fare storie il CCNL e la delibera 135/2000 del Comune, le norme che impongono il riassorbimento dei lavoratori della cooperativa uscente da parte di quella entrante. Nessuno si è premurato di far sapere qualcosa, né il Municipio, né le cooperative, fino a quando qualche lavoratore ha visitato il sito ufficiale del Comune ed ha scoperto una situazione quantomeno grottesca”. Ovvero, con una determina determinazione dirigenziale del 25 febbraio, il Tredicesimo ha stabilito “di non procedere all’aggiudicazione degli appalti alle cooperative che avevano vinto il bando, a causa del fatto che siamo arrivati allo scorcio finale dell’anno scolastico e non si poteva procedere ai cambi di gestione, con le formalità che comportano, per un periodo così breve”. Nella determina si legge: “Preso atto che sussistono superiori ragioni di interesse pubblico, come sopra esplicitate, a tutela della continuità del servizio in questione, necessario a garantire il diritto allo studio e all’integrazione sociale degli alunni disabili, con Determinazione Dirigenziale Rep. n. CS/256 del 18/02/2019 questa Amministrazione ha determinato di non procedere per ora all’aggiudicazione dell’appalto per l’anno in corso, riservandosi, qualora il Dipartimento Servizi Educativi non possa garantire l’avvio del servizio per l’a.s. 2019/2020, la possibilità di procedere all’aggiudicazione dello stesso ai soggetti proposti quali aggiudicatari con la suddetta procedura, salve le verifiche di legge, sentita la loro disponibilità a voler ancora svolgere il servizio per l’anno scolastico 2019/2020, alle stesse condizioni tecniche ed economiche offerte in sede di gara”. Quindi “risulta necessario prorogare il servizio fino, e non oltre, il 30/06/2019, in favore dei seguenti organismi, attuali affidatari del servizio”. Oggi 15 marzo (ieri, ndr) il Comitato romano Aec sarà in Comune per ritirare i moduli della raccolta firme. Prossimo appuntamento il 23 marzo, ai Magazzini Popolari di Casal Bertone, per la distribuzione dei moduli. L’oggetto dell’iniziativa è una delibera popolare: “Fare uscire oltre 2mila lavoratrici e lavoratori dalla condizione di precarietà e assenza di diritti – compreso quello ad una retribuzione dignitosa – che caratterizza il servizio di integrazione scolastica appaltato a cooperative, con le conseguenze che tutti conosciamo sulla stessa qualità del servizio offerto agli studenti, alle loro famiglie e alla scuola. Il senso della proposta è quello di garantire la continuità del servizio, attraverso la continuità del lavoro di chi vi opera, in molti casi da più di un decennio”. Ossia: “La nostra proposta prevede che il Comune costituisca un’Istituzione, cioè quella forma particolare di Azienda Speciale dedicata esclusivamente alla fornitura di servizi socio-assistenziali ed educativi e per questo motivo esclusa dall’applicazione dei vincoli normativi previsti per le aziende speciali, come dispone, fra l’altro, il comma 12-bis dell’art. 4 della Legge 89/2014. In altre parole, l’Istituzione permette di garantire l’assunzione delle lavoratrici e dei lavoratori, determinandone le modalità in maniera di riconoscere il lavoro già prestato in regime di convenzione”. “Quello che vogliamo avviare non è un percorso facile ed è bene che ne siano tutti consapevoli – hanno spiegato dal Comitato – occorrerà determinare la volontà politica di uscire dal regime degli appalti a cooperative e di riconoscere chi ha comunque garantito il servizio, per cui possiamo dire che la raccolta e la consegna delle firme per la Delibera Popolare sono la fase iniziale di una battaglia politica che continuerà, coinvolgendo l’Amministrazione, le forze sindacali, le lavoratrici e i lavoratori, fino a quando l’obiettivo del superamento dell’attuale regime di precariato e disservizi non sarà raggiunto e la città di Roma potrà, finalmente, aprire una nuova pagina, dove la lotta all’esclusione sociale non sia più una semplice enunciazione, ma una realtà per i lavoratori, gli studenti, le famiglie e la scuola”.

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