Unione Naz. Consumatori su inflazione: stangata da 499 euro a Bolzano, 423 a Bologna, Venezia in deflazione

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L’Istat non conferma i dati preliminari dell’inflazione di febbraio, pari a +1% su base annua, dal +1,1% precedente. “Bene, positivo che si attenui il rialzo rispetto alla precedente stima, anche se resta l’accelerazione dei prezzi rispetto al +0,9% di gennaio. Inoltre, si conferma la speculazione sui vegetali freschi ed il balzo sia del carrello della spesa che dei prodotti ad alta frequenza, per quanto in attenuazione rispetto ai dati preliminari” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, l’inflazione al +1% significa avere una maggior spesa annua complessiva di 339 euro, 217 euro per i beni ad alta frequenza di acquisto e ben 140 euro per il solo carrello della spesa, ossia per gli acquisti quotidiani” prosegue Dona. “Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, la stangata è di 318 euro su base annua, 197 per i beni acquistati più frequentemente, ben 124 euro se ne vanno per le compere di tutti i giorni, mentre per l’inesistente famiglia tipo, l’incremento dei prezzi si traduce, in termini di aumento del costo della vita, in 277 euro in più nei dodici mesi, 167 per i beni ad alta frequenza, 105 per il carrello della spesa. Per un pensionato con più di 65 anni, il rincaro annuo complessivo è pari a 183 euro, 202 euro per un single con meno di 35 anni” conclude Dona. Rese noti oggi, invece, i dati dell’inflazione delle regioni e dei capoluoghi di regione e comuni con più di 150 mila abitanti, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita. Secondo lo studio dell’associazione di consumatori, in testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care (cfr. tabella n. 1) in termini di rincari, si confermano Bolzano che, con un’inflazione a +1,5%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia tipo, a 499 euro su base annua. Al secondo posto, Bologna dove il rialzo dei prezzi dell’1,5%, determina un aumento del costo della vita, per la famiglia media, pari a 423 euro, terza Modena, dove l’inflazione dell’1,4% comporta un aggravio annuo di spesa di 393 euro. La città più conveniente, in termini di minori rincari, è, invece, per la prima volta, incredibilmente, Venezia che, essendo addirittura in deflazione, consentirà un risparmio di spesa ai veneziani di 79 euro. Al secondo posto Firenze, dove l’inflazione a +0,3% genera un esborso addizionale di soli 81 euro, al terzo Cagliari, +0,6%, con un aumento del costo della vita pari a 118 euro. In testa alla classifica delle regioni più costose (cfr. tabella n. 2) in termini di maggior spesa, l’Emilia Romagna, che registra, per una famiglia tipo, una batosta pari a 354 euro su base annua. Segue il Trentino Alto Adige, dove l’incremento dei prezzi pari all’1,2% implica un’impennata del costo della vita pari a 340 euro, terza la Liguria, dove, pur essendoci un’inflazione all’1,3%, superiore al Trentino, si ha un salasso annuo di 288 euro. La Sardegna è la regione con meno rincari, con un’inflazione dello 0,5% che si traduce in un aumento di spesa di 94 euro, al secondo posto la Basilicata, che perde il primato: +0,7%, pari a 142 euro.

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