Crisi in Libia: per ora i duecento miltari italiani rimangono presso l’ospedale di Misurata

Nessun ritiro dei circa duecento militari italiani disposti a presidio dell’ospedale di Misurata, in Libia. Così fonti qualificate smentiscono le notizie diffuse dai media libici riguardo un ritiro delle truppe italiane. Le stesse fonti confermano che la struttura italiana rimane operativa a disposizione della popolazione libica. Intanto jet militari del governo di Tripoli hanno colpito la base aerea di al-Watiyah, 130 chilometri a sud-est della capitale, sotto il controllo dell’autoproclamato Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar. Lo ha riferito l’emittente locale ‘al-Ahrar’, sottolineando che è l’unica base controllata dalle forze di Haftar nei pressi di Tripoli. Secondo la tv, la base è stata utilizzata per lanciare raid aerei sulla capitale contro le postazioni delle forze fedeli al governo riconosciuto dall’Onu. E gli Stati Uniti si dicono “profondamente preoccupati” per la situazione, sottolineando di opporsi “all’offensiva militare delle forze del generale Haftar e chiediamo l’arresto immediato delle operazioni contro la capitale libica” ha affermato il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, chiedendo che “tutte le forze ritornino nelle loro posizioni precedenti” all’inizio degli scontri che hanno fino a questo momento provocato una ventina di morti. “Le parti coinvolte hanno la responsabilità di ridurre le tensioni, come affermato dal Consiglio di Sicurezza e dal G7 il 5 aprile” aggiunge il capo della diplomazia Usa in un comunicato diffuso dal dipartimento di Stato. “La campagna militare unilaterale contro Tripoli mette in pericolo la popolazione civile e soffoca la possibilità di ottenere un futuro migliore per tutti i libici” prosegue la dichiarazione di Pompeo. “Non c’è soluzione militare per il conflitto in Libia – ribadisce il segretario di Stato -. Per questo gli Stati Uniti continuano, con i nostri partner internazionali, a fare pressione sui leader libici affinché ritornino al tavolo dei negoziati con la mediazione dell’Onu”, perché “una soluzione politica è l’unica via per unificare il Paese e offrire un piano di sicurezza, stabilità e prosperità per tutti i libici”. Al momento è di almeno 32 morti e 50 feriti il bilancio dell’offensiva lanciata giovedì scorso dalle forze del generale Haftar. Lo ha reso noto il ministro della Sanità del governo di concordia nazionale, Ahmed Omar, in una dichiarazione all’emittente ‘Libya al-Ahrar’. Il ministro ha precisato che la maggior parte delle vittime sono civili, ma non ne ha precisato il numero. Sabato, invece, l’autoproclamato esercito nazionale libico di Haftar ha reso noto di aver perso 14 uomini nei combattimenti.