Arsenico e burocrazia: chiuso lo stabilimento termale di Stigliano

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Turismo a rischio

Arsenico e burocrazia:

chiuso lo stabilimento

termale di Stigliano

Sono 12 i lavoratori già in cassa integrazione ma ora si teme per le ripercussioni che la chiusura dell’impianto termale potrà avere sul vicino albergo dove attualmente sono impiegati 60 lavoratori. I sindaci si sono già mobilitati portando il caso in Regione Lazio. A causare la chiusura delle terme, come detto da Aurelio Crudeli, direttore nazionale di Federterme, è stata l’ex Provincia, con la Regione che ha successivamente sospeso da prassi la concessione. Il problema starebbe nella presenza, nell’acqua di “sostanze pericolose rilevate già presenti nelle sorgenti”. Ci sarebbe, cioè, una quantità di arsenico appena sopra i limiti consentiti. Il problema starebbe su come l’acqua esce dall’impianto. Per Città Metropolitana dovrebbe essere scaricata “pulita” come è alla fonte. E dallo stabilimento hanno ribattuto che l’acqua viene ben poco alterata ma sono disposti a controlli e contromisure. Si tratta di una vicenda che si protrae dal 2016 quando la società ha chiesto l’ampliamento dei permessi. Un iter lungo tre anni conclusosi, almeno per il momento con lo stop del marzo scorso. Ora si dovrà però attendere la sentenza del Tar del Lazio. I gestori si sono infatti rivolti al Tribunale amministrativo. E l’udienza è in programma per luglio. Sulla vicenda è intervenuta anche la consigliera del Pd, Michela Califano, interpellata dai sindaci del territorio. “Il diniego della Città Metropolitana – ha detto – ci è arrivato tra capo e collo, ma stiamo lavorando per riuscire a risolvere il problema”. “Da maggioranza e opposizione – ha aggiunto Califano – c’è stata subito una presa di coscienza della gravità del caso, soprattutto da un punto di vista occupazionale ed economico”. “Tra l’altro – ha detto inoltre il direttore nazionale di Federterme, Aurelio Crudeli – le acque scorrono ugualmente, con o senza l’impianto aperto. Si tratta di cavilli che rischiano di riguardare e magari far chiudere anche altre terme laziali, come quelle dei Papi, di Tivoli o di Fiuggi. La composizione delle acque è simile in tutta Italia”.

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