Dal Tirreno all’Adriatico, coast to coast in bicicletta

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Intervista a Barbara Canti, ciclista dilettante in un’impresa da professionista

Dal Tirreno all’Adriatico, coast to coast in bicicletta

Da Cerveteri a Fano passando per Perugia, la storica Gubbio, il valico della Scheggia, Fossombrone e dopo aver superato il passo del Furlo ecco il mare

 

di Alberto Sava

I giornali nazionali riportano riservano ampio spazio alle notizie che riguardano i principali e più seguiti sport nazionali, dal calcio in tutte le sue declinazioni, alla formula uno, dal ciclismo al motociclismo e cosi via, e solo raramente danno spazio a notizie di respiro territoriale, sia pure importanti. L’esatto contrario di ciò che avviene sulla stampa locale sempre alla ricerca di notizie, fatti e personaggi dei territori da raccontare. Come avrete capito oggi parliamo di ciclismo dilettantistico di nome, ma non di fatto. Circoscriviamo l’ambito territoriale a Cerveteri dove incontriamo Barbara Canti, giovane signora della porta accanto e madre di due ragazzi, reduce da un’impresa degna di essere raccontata. Occhi penetranti nascosti dietro gli occhialetti da biker, una enorme massa di capelli lisci raccolti nel caschetto e via in bicicletta per realizzare un sogno: la Tirreno-Adriatica. Nell’articolo vi mostriamo il profilo del tracciato con tutte le asperità affrontate. Prima di partire con la cronaca di questa impresa, ricordiamo che Barbara Canti appartiene al Gruppo Ciclobox ed ha un ricchissimo palmares di vittorie conquistate negli anni. Ritorniamo alla Tirreno- Adriatica che ha condiviso con il suo compagno di vita e di pedale Fabrizio Brunetti. Il percorso si è svolto in due tappe, con una notte di riposo. La prima tappa da Cerveteri e Perugia di 190 km. è stata coperta in 7 ore e 40 minuti di durissime pedalate. Sosta a Ponte San Giovanni, frazione di Perugia. Il giorno dopo Barbara e Fabrizio sono ripartiti da Perugia, passati per la storica Gubbio e seguendo il valico della Scheggia, Fossombrone e dopo aver superato il passo del Furlo hanno raggiunto il mar Adriatico, concludendo a Fano l’impegnativo tour coast to coast. Un aneddoto da raccontare di questa seconda tappa è legato ai rifornimenti per dissetarsi. Barbara e Fabrizio erano riparti da Perugia alle 6 del mattino, dopo aver consumato una ricchissima colazione. Tre ore dopo sono arrivati a Gubbio e qui avrebbero dovuto fare rifornimento solo di acqua. Quando, davanti ai loro occhi si è materializzata la vetrina di una rosticceria con ogni ben di Dio da mettere a tavolo. E’ la stessa Barbara che racconta: “Dovevamo solo bere, ma avevamo anche fame e nonostante fossero solo le 9.00 del mattino, in preda al raptus della famosa ‘fame del ciclista’ ci siamo “scofanati” due piatti di gnocchi con gamberetti, zucchine e pachino”. Ritorno a Cerveteri in treno. Un’ultima nota: l’intervista è avvenuta al tavolino di un bar del centro storico di Cerveteri e mentre Barbara raccontava di essere rimasta incantata dall’Umbria vista dalla bici, accanto a noi è passato Luca Piergentili, altro biker da scalate, che ha urlato: “sto andando a fare il giro del Lago di Bracciano”. Anche questo un ‘giretto a pedale’ facile a dirsi e impegnativo da fare. Recentemente vi abbiamo dato conto della notizia del Grab, ovvero un raccordo anulare riservato ai ciclisti. Un’opera fattibile in una grande città come Roma e che in provincia è assimilabile alle piste ciclabili che attraversano un paese, una cittadina, un borgo. Prima di salutare Barbara Canti le chiediamo cosa pensa del Grab. “ll discorso GRAB (Grande raccordo anulare per biciclette) non mi è nuovo. Credo sia, da due o tre anni, in discussione tra le tante proposte per apportare delle migliorie al caotico traffico di Roma. Per quanto mi riguarda, ogni forma di “innovazione” apportata a Roma sia da promuovere a pieni voti, perché purtroppo, anziché assomigliare ad una grande capitale europea, assomigliamo di più ad una delle grandi metropoli del Terzo Mondo. Io personalmente non amo molto le piste ciclabili. Purtroppo sono per la maggior parte luoghi isolati, mentre la strada, seppur pericolosa, offre in caso di necessità un minimo di aiuto e soccorso ed oltretutto una “diversità di luoghi” che una pista ciclabile non consente e per di più annoia. Ricordo che, due anni fa, ho percorso la rinomata pista ciclabile presente a Spoleto: circa 15 km di paesaggio, seppur bello, sempre uguale, senza salite o discese che diversificassero la pedalata. Ora, per chi usa la bici per recarsi al lavoro è perfetta, un po’ meno per chi la usa come svago. Comunque, al di la delle mie considerazioni, resto favorevole ad ogni iniziativa per incentivare l’uso della bicicletta perché è un mezzo validissimo su più fronti, da quello economico, a quello salutare, da quello ambientale a quello sportivo, di aggregazione, di autostima e buon’umore. Anche se ho una bella bici da corsa, rispetto molto ogni forma di dedizione alla bicicletta. Esistono tanti tipi di bici ed ognuno sceglie quella che sente propria. Spero vivamente che torni di moda regalare una bella bici ad un bambino, piuttosto che un telefono, perché se riuscissimo a fare alcuni ” passi indietro importanti” potremmo tornare a guardare il futuro con più fiducia!

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