Musica, “Let it Bleed” dei Rolling Stones spegne cinquanta candeline

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di Alessandro Ceccarelli
Esattamente mezzo secolo fa usciva  “Let it Bleed” (in italiano “Lascialo sanguinare” degli inglesi Rolling Stones, uno degli album migliori e l’ultimo in cui appare come musicista Brian Jones, leader e fondatore della band che negli ultimi tempi non si sentiva più in sintonia con Mick Jagger e Keith Richards. Oltre alle sue molte incomprensioni e divergenze musicali con gli altri membri della band nell’ultimo anno, i problemi con la giustizia britannica di Brian Jones gli avevano impedito di ottenere il visto per gli Stati Uniti, con la conseguenza di non poter seguire il gruppo nella progettata tournée americana. A causa di tutto ciò, Jones venne estromesso dai Rolling Stones nel giugno del 1969. Un mese  (il 3 luglio) dopo il musicista e compositore moriva nella piscina della sua casa. 
L’eredità dei Rolling Stones
A parte il trascurabile record per longevità, i Rolling Stones sono stati una delle rock band più significative e importanti della storia del rock. Il loro apporto all’evoluzione del rock’n’roll con la fusione del blues è stato determinante soprattutto nel loro periodo più creativo: quello tra il 1967 e il 1973. In quegli anni la vena trasgressiva e ribelle di Mick Jagger, unita alla scrittura di album di grande importanza come “Their satanic majestic request”, “Beggars banquet”, “Let it bleed”, “Sticky fingers” e “Exile on main st”, hanno contribuito alla creazione della leggenda intorno a questa band che negli anni ’60 era il contraltare ‘cattivo’ rispetto ai sofisticati e melodici Beatles. Il sodalizio artistico-musicale con il chitarrista Keith Richards, il rapporto conflittuale e creativo con il compianto Brian Jones, hanno fatto di Mick Jagger uno dei simboli assoluti del rock. Il cantante dei Rolling Stones ha incarnato alla perfezione il rifiuto delle convenzioni, la ribellione nei confronti del sistema, l’uso e l’abuso sfrontato di droghe e alcol e la provocazione sessuale. Insieme a Jim Morrison, il leader degli Stones ha rappresentato l’utopica voglia di cambiare il mondo che ebbe l’apice nei tre memorabili giorni di Woodstock. In “Let it Bleed”, i Rolling Stones erano nel pieno della loro ascesa creativa e commerciale. Nel disco ci sono due classici come “Gimme Shelter” e “You can’t always get what you want” che saranno sempre riproposti nei concerti nei decenni successivi. Nel disco suona per la prima volta il chitarrista Mick Taylor, Ry Cooder al mandolino, Ian Stewart e Leon Russell al pianoforte e Bobby Keys al sax.  “Let it bleed” è un forte ritorno al blues (come lo era stato anche il precedente “Beggars Banquet”), in particolare alla fonte del genere stesso come testimoniato dalla cover di Love in Vain di Robert Johnson, che la band fece propria aggiungendovi alcuni accordi supplementari e riarrangiandola in chiave country. Proprio la country music è la seconda influenza predominante dell’album, insieme al rock, naturalmente. Brian Jones, ormai quasi del tutto estraneo al gruppo, suonò solamente in due brani, le percussioni in “Midnight Rambler” e l’autoharp in “You Got the Silver”. Il contributo del suo sostituto, Mick Taylor, è comunque ancora limitato, egli suona la chitarra in due brani, “Country Honk” e “Live with Me”.

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