“Vincenzo Spavone, ci vediamo in tribunale”

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Il primo cittadino Alessandro Grando replica al presidente della Fondazione Europea Gesef sulle sue esternazioni sul caso della bambina allontanata dalla madre a Ladispoli

“Vincenzo Spavone, ci vediamo in tribunale”

 

«Negli ultimi mesi c’è stata una particolare attenzione intorno al caso di una minore allontanata dalla famiglia, perché secondo alcuni le procedure messe in atto dagli uffici comunali non sarebbero state appropriate». A parlare è il sindaco di Ladispoli Alessandro Grando. Il primo cittadino replica alla lettera aperta del presidente della Fondazione Europea Gesef, Vincenzo Spavone che parlando del caso della piccola Sofia (nome di fantasia) allontanata dalla madre aveva detto «Ladispoli non è Bibbiamo ma ci somiglia». «Alla luce di alcuni articoli apparsi sulla stampa riguardanti questa vicenda – ha detto Grando – e più in generale l’operato dei Servizi sociali del Comune di Ladispoli, mi corre l’obbligo di fare alcune precisazioni.  Mi riferisco in particolare a quanto scritto da un certo Vincenzo Spavone, dell’associazione Gesef, che si è lasciato andare in affermazioni a dir poco deliranti e diffamatorie nei confronti del sottoscritto e dell’Amministrazione comunale, delle quali sarà ovviamente chiamato a rispondere nelle sedi opportune.  Il sig. Spavone, che non conosce la realtà di Ladispoli, continua a fare accostamenti tra la nostra città e i fatti di Bibbiano, parlando di un “uso indiscriminato dell’art.403 del Codice Civile, che dovrebbe essere utilizzato come ultima ratio ma che invece (a suo dire) è diventato la normalità”. Per chi non è esperto in materia, l’art.403 è una sorta di “procedura d’urgenza”, che prevede l’intervento diretto della pubblica autorità quando un minore si trova in una condizione di grave pericolo per la propria integrità fisica e psichica. Prima di dichiarare che a Ladispoli c’è un abuso di questa procedura, che secondo il sig. Spavone sarebbe divenuta la normalità, quest’ultimo avrebbe dovuto informarsi meglio, se non altro per evitare brutte figure e una querela. Numeri alla mano dimostrerò che questa procedura non costituisce affatto la normalità, ma che è invece stata utilizzata in un numero di casi assolutamente esiguo rispetto al totale di quelli presi in carico dai nostri uffici. Analizziamo i numeri: a Ladispoli sono oltre 60 i casi di minori presi carico dai Servizi sociali. Di questi, nell’ultimo anno, sono stati solamente 3 i casi in cui è stato applicato l’art.403 del Codice Civile. Scendendo più nel dettaglio, di questi tre casi uno riguardava una neonata partorita e cresciuta in un container, uno riguardava 3 minori stranieri abbandonati dai genitori che si sono presentati spontaneamente presso la locale Stazione dei Carabinieri, ed il terzo riguarda il caso della bambina che è stato recentemente oggetto di polemiche sulla stampa. 3 casi su oltre 60 trattati dai Servizi sociali costituiscono un uso indiscriminato dell’art.403 del codice civile? Chi afferma una cosa del genere non può che essere in malafede, oppure, fatto ancor più grave, in cerca di visibilità sfruttando situazioni familiari delicate che coinvolgono dei minori. Non so di preciso in quale casistica ricada il sig. Spavone ma una cosa è certa, non ho più alcuna intenzione di tollerare le sue calunnie. È troppo comodo sparare a zero su un’intera città da dietro una tastiera e rimanere impuniti. Ci vediamo direttamente in tribunale!»

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