Mov. Ladispoli Città su Recin:“Grando Jekyll e Grando Hyde”

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Riceviamo e pubblichiamo– Il Sindaco Grando, nel giustificare la chiusura di un’attività locale, l’impianto della Recin in zona Monteroni, accusa di strumentalizzazione tutti coloro che si sono posti il problema riguardante le sorti del conferimento degli inerti sul territorio.  Dopo giorni in cui si è dedicato principalmente alle vicende interne della Lega, suo nuovo partito che, in un batter d’ali, lo ha reso un fan di Pontida – Grando attacca frontalmente sulla questione Recin, ormai da mestierante, senza fornire vere risposte e omettendo alcuni passaggi essenziali.  Lo fa, per giunta, manifestando doti profetiche finora ignote, poichè sostiene che – già da consigliere d’opposizione – aveva previsto che la Recin avrebbe chiuso e, sulla vicenda, incassa il “doveroso ringraziamento – del Comitato Castellaccio Monteroni – per aver rispettato la promessa fatta in campagna elettorale”. Peró, spulciando il verbale del consiglio comunale del 18 marzo 2013, emerge la posizione di Grando consigliere, completa di proposte, a favore della permanenza dell’impianto Recin ai Monteroni.  Diviene chiaro che il problema, purtroppo per i cittadini, è quel che Grando non aveva previsto: governare. E che la guida della città sia stato un imprevisto nella sua carriera politica lo si vede quotidianamente (malgrado la familiarità con i social), negli atti amministrativi come nell’impressionante distacco con la vita della città stessa.  Tornando al post del sindaco sulla chiusura della Recin, c’è un elemento che ci risulta essere totalmente falso e siamo obbligati a farlo notare: ci riferiamo a quando il sindaco Grando sostiene che la società è stata invitata dal Comune a presentare una proposta per la delocalizzazione e che, la stessa, non ha mai fornito risposte all’Ente.  Quel che risulta a noi, fuori dai social e dalle stanze dei bottoni, è esattamente l’opposto. A ben due proposte d’incontro formulate dalla Recin e regolarmente protocollate – la prima nel settembre 2018 e la seconda nel maggio 2019 – è seguito il nulla, come spesso accade nella vita amministrativa di Ladispoli, da due anni a questa parte.  La società, che aveva di certo vissuto difficoltà anche in precedenza, si era detta disponibile a delocalizzare già nel 2013, ribadendo tale disponibilità nella PEC del 2018, in cui chiedeva un tavolo tecnico per arrivare di concerto ad una soluzione. Il Comune, però, non ha neanche preso in considerazione l’articolata lettera inviata dalla Recin e i contatti tra le parti – fatta eccezione per un incontro informale – si sono ridotti al nulla assoluto. Lo stesso valga per la richiesta d’incontro formulata dalla società nel maggio 2019. Nessuna risposta dal Comune. Vuoto pneumatico. L’inerzia dell’amministrazione Grando ha così comportato la chiusura della Recin, con conseguente perdita di preziosi posti di lavoro nonché di un servizio che, seppur da riformulare e delocalizzare, era essenziale per il nostro comune. E se è vero che l’iter fu avviato dalla passata giunta, è altrettanto vero che l’allora sindaco Paliotta si assunse la responsabilità di accompagnare i successivi passaggi burocratici con un’ordinanza che garantisse comunque lo svolgimento delle attività fino all’epilogo dell’iter sovracomunale.  Perché il sindaco Grando non ha fatto altrettanto? Vista l’espressione definitiva in favore dello spostamento dell’impianto, perché non ha consentito alla Recin di far lavorare i propri dipendenti e ai cittadini di poter usufruire del servizio fino allo spostamento dello stesso?  La società, intanto, percorrendo altre strade, porterà probabilmente il suo know how e le sue competenze altrove, nel comune limitrofo di Cerveteri, che continua a crescere marcando la distanza con l’approssimazione, la leggerezza, l’inadeguatezza, l’inesperienza con cui viene amministrata Ladispoli.  Nella annosa storia della Recin, quel che è certo è che, malgrado tutti i problemi sollevati, inclusi quelli ambientali, si poteva arrivare ad un’altra conclusione. L’epilogo scelto dalla giunta Grando, invece, impoverisce il territorio di un servizio, dei suoi lavoratori e di un potenziale sviluppo e miglioramento dello stesso. Tutto questo, senza considerare il rischio (già previsto dal Grando consigliere) di ritrovarci con strade e giardini pieni di inerti abbandonati. Questa vicenda sarà di certo ricordata come l’ennesima mancata realizzazione dell’amministrazione. E non basterà nascondersi dietro la propria sensibilità ambientale per giustificare la fine decisa per la Recin, soprattutto quando si sposano le idee di chi scambia il global warming con una battaglia di principio per soli “gruppettari”, “comunisti” e “ragazzini”.

Movimento Civico Ladispoli Città

 

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