Gravi carenze di organico e scarsi servizi

I ‘Consultori Familiari’ di Cerveteri e Ladispoli da tempo sono in totale abbandono

Regione Lazio, Comuni e Asl RM4 perché non intervengono?

 

Il coordinamento Donne Resistenti torna a puntare i riflettori sulla situazione in cui versano i due consultori del territorio “Non si abbassa l’attenzione sui consultori familiari di via Nino Bixio (a Ladispoli) e via Martiri delle Foibe (a Cerveteri). A tornare a puntare i riflettori sull’argomento è ancora una volta il coordinamento delle Donne Resistenti che nei mesi scorsi aveva avviato una raccolta firme per far sì che anche le istituzioni fossero investite dal problema: due consultori allo stato d’abbandono con servizi che scarseggiano. A causare i disagi le “gravi carenze di organico” che impediscono agli operatori socio-sanitari di “Dovrebbero esserci operatori esperti in campo clinico, psichico e delle relazioni umane (cosi come dice la legge regionale), per la salute delle donne, per l’educazione dei giovani nelle scuole, per ridurre il disagio familiare, per l’interruzione volontaria della gravidanza, per l’educazione alla contraccezione, per la tutela della maternità, per la crescita dei bambini nei primi anni di vita ed altri importanti compiti. Ci dovrebbe essere un consultorio ogni 20.000 abitanti – sottolineano dal coordinamento – ne dovremmo avere quattro nei due comuni, ma non ne abbiamo neppure due. Dopo la raccolta firme abbiamo accolto positivamente gli impegni della ASL e della Regione a potenziare gli organici. Comprendiamo che i concorsi prevedono tempi non brevissimi, ma nel frattempo anche il limitato servizio psicologico presente nel Consultorio di Ladispoli si è volatilizzato, senza sostituzioni. I consultori dovrebbero essere anche il servizio di riferimento per lo Sportello distrettuale per la prevenzione della violenza di genere. Sappiamo quanto sia importante per le donne, che subiscono tragiche esperienze di violenza, avere sostegno e riferimenti professionali psicologici e sociali certi. Lo Sportello invece conta su scarsi fondi e precari rinnovi annuali, se non semestrali, e i consultori familiari sono ridotti al lumicino. Siamo fermamente convinte che, si può fare molto di più: nelle more dell’espletamento dei concorsi bisogna impedire che le risorse del personale dei consultori diminuiscano ulteriormente e bisogna rafforzare in maniera consistente lo Sportello per la prevenzione della violenza di genere”. Da qui la richiesta del coordinamento alle istituzioni coinvolte (la Asl Roma 4, le amministrazioni comunali e la Regione Lazio) di trovare “soluzioni certe per rispondere a bisogni non più eludibili. Noi intendiamo continuare la nostra battaglia, convinte, che ci stiamo occupando della dignità delle persone, dei loro bisogni e della loro emancipazione”.