Musica, 40 anni fa “L’era del cinghiale bianco”: Franco Battiato ‘cambiava pelle’ alla sua arte

di Alessandro Ceccarelli
Antefatto
Da circa mezzo secolo la carriera di Franco Battiato è stata sempre all’insegna della ricerca, della sperimentazione e della fusione tra i più disparati linguaggi musicali. Nativo di Giarre-Riposto (Catania), nella seconda metà degli anni ’60 si trasferisce a Milano per intraprendere la carriera di compositore per i cantanti di musica leggera. Nel capoluogo lombardo stringe amicizia con Giorgio Gaber, Caterina Caselli e Francesco Guccini. Per il musicista siciliano non è facile entrare nell’ambiente musicale di Milano. Nel 1967 appare per la prima volta in televisione nel programma “Diamoci del tu”. L’anno seguente firma un contratto per la casa discografica Philips. Nel 1969 partecipa a “Un disco per l’estate” con il brano “Bella ragazza” che verrà poi escluso dalla competizione. Nel 1971 arriva finalmente il primo successo commerciale con il 45 giri “E’ l’amore” che vende oltre centomila copie. A questo punto avviene la prima di una serie di radicali svolte della sua vita artistica. Battiato abbandona completamente la forma canzone per dedicarsi alla sperimentazione elettronica e all’avanguardia. Dopo dieci anni di carriera solista si è poi imposto come autore di musica colta e d’elitè, prima di raggiungere il grande successo con “La voce del padrone”, si cimentò anche con la musica classica contemporanea pubblicando dischi come “Juke Box” e “L’Egitto prima delle sabbie” che vinse addirittura il Premio Stockhausen. Nel corso degli ultimi tre decenni Battiato ha alternato raffinate produzioni pop, opere ‘colte’, colonne sonore e originali cover di artisti italiani e stranieri. Il percorso artistico, concettuale e spirituale del compositore catanese è senza precedenti nel panorama musicale italiano ed è tra i più significativi a livello europeo. E’ stato il primo musicista occidentale ad esibirsi in Iraq il 4 dicembre del 1992. Oltre alla musica, anche i testi riflettono i suoi molteplici interessi, tra i quali l’esoterismo, la teoretica filosofica, la mistica sufi e la meditazione orientale. Esattamente quarant’anni fa il compositore siciliano stupiva ancora il mondo della musica italiana con un disco che iniziava un nuovo percorso che lo avrebbe portato al grande successo nel 1981. “L’era del cinghiale bianco” pubblicato nel 1979 poneva fine alla seconda vita creativa di Battiato. Dopo il periodo elettronico-sperimentale (1971-1975) e dopo quello dedicato alla musica classica contemporanea (1977-78) il pianista catanese si avvicina nuovamente alla canzone, ovviamente a modo suo.

“L’era del cinghiale bianco”: Pop, esoterismo e il vicino oriente

A livello concettuale il significato del titolo dell’album, in particolare il cinghiale bianco è un simbolo che rimanda al sapere spirituale, metafora per spiegare il proprio rifiuto alle contraddizione di un mondo moderno che sembra aver perso ogni punto di riferimento, in particolare i propri riferimenti spirituali. L’era del cinghiale bianco è un riferimento alla cultura celtica. Con questo nome è infatti indicato un periodo remoto di splendore della cultura celtica (una sorta di età dell’oro perduta e comune a quasi tutte le culture). In generale il cinghiale è per i celti un simbolo di vitalità e forza. La sua carne veniva sepolta insieme ai defunti per accompagnarli nell’aldilà. Era inoltre l’animale che spesso impersonificava la Dea Madre. Del cinghiale bianco parla anche la leggenda di San Pietro al Monte. Una leggenda nella quale un principe va a caccia di un temibile cinghiale bianco. La caccia porterà il principe su territori del divino, alla cecità e ad altri incontri magici.
Franco Battiato per affrontare il nuovo progetto che avrebbe completamente cambiato il linguaggio musicale ed espressivo della sua carriera si affida ad un gruppo di musicisti eccellenti. Tullio De Piscopo alla batteria, Alberto Radius alle chitarre, Roberto Colombo e Antonio Ballista alle tastiere, Julius Farmer al basso e l’amico Giusto Pio al violino. Con questa band ben affiatata Battiato scrive sette autentiche ‘perle’ prodotte da Angelo Carrara (Scomparso del 2012) e finemente arrangiate con l’aiuto di Giusto Pio. L’album, musicalmente difficilmente etichettabile, passa dal pop (la title track), alla new age (Il re del mondo), alla classica (Luna indiana, suonata dal due pianistico Michele Fedrigotti e Danilo Lorenzini), al rock (Strade dell’este, con la chitarra di Radius in evidenza), alla tradizione popolare siciliana (Stranizza d’amuri). La cifra stilistica dell’album è il suono eccellente e sofisticato (il disco è stato registrato negli studi di Alberto Radius), gli arrangiamenti ricercati ed eleganti. Pubblicato il 10 settembre del 1979, “L’era del cinghiale bianco” non avrà un grosso riscontro discografico, ma le radio, per la prima volta mandarono spesso la title track che fece ‘conoscere’ ai più giovani questo curioso autore allora 34enne che avrebbe dominato le classifiche italiane due anni dopo. Ma questa è un’altra storia.