4 novembre, la data dedicataalla nostra storia da riscoprire

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La radici del passato attraverso le nuove sfide dell’informazione sul web e sui social

4 novembre, la data dedicata

alla nostra storia da riscoprire

 

di Alberto Sava

 

Un tempo i Direttori della carta stampata ricorrevano alla formula riceviamo e pubblichiamo, soprattutto per marcare la distanza tra la testata e quel tal comunicato pubblicato, comunque, per una o più valide ragioni. Ma tutto questo era ieri. I tempi cambiano e propongono nuove sfide anche a noi che facciamo informazione, ormai non più soltanto in edicola ma sul web e sui social. Oggi, riceviamo e pubblichiamo è la formuletta per la pubblicazione di comunicati tout-court, senza troppe accortezze, dietro cui spesso traspare la necessità di fronteggiare costi editoriali con plance pubblicitarie vendute per la sopravvivenza. Anche la Voce ha pubblicato comunicati con la formula riceviamo e pubblichiamo, ma valutandone sempre la validità della comunicazione anche disapprovandone, a volte, la forma lessicale o anche non condividendone i contenuti. E’ successo che ieri 7 novembre abbiamo pubblicato, con la formula riceviamo e pubblichiamo un comunicato inviatoci dall’ex sindaco Guido Rossi. Come sempre abbiamo letto con attenzione il testo in questione e l’abbiamo pubblicato con il titolo “Un 4 novembre che non dimenticheremo…”. Nella sua nota l’amico Guido narra alcuni fatti legati alla celebrazione del 4 novembre a Cerveteri, esprimeva il suo dispiacere per il malore improvviso, per fortuna transitorio, che aveva colpito il presidente dell’associazione organizzativa Gino Borgna, proprio nel giorno della manifestazione. Nel cuore della sua lettera Guido Rossi sottolinea la perdita di quella memoria storica alla base del significato e del valore dei tanti monumenti dedicati ai caduti della Grande Guerra eretti in tutte le contrade italiane, a partire dall’Altare della Patria nella Capitale.  Abbiamo scelto di pubblicare l’intesa lettera dell’ex sindaco ed ex alto ufficiale Guido Rossi, appassionato custode del ricordo delle 600 mila vite di altrettanti ragazzi del ’99 caduti per dare a tutti noi quella libertà di cui godiamo oggi. Sono tanti anni che dagli scaffali dei grandi magazzini sono totalmente scomparsi i soldatini, da tempo le nuove generazioni non ci giocavano più. Di seguito vi proponiamo l’articolo “Il Monumento ai caduti di tutte le guerre” apparso il 5 novembre sul quotidiano on line alessioporcu.it. L’articolo sposa in pieno l’intimo sentire di tanti italiani e rilancia attraverso la rete un messaggio di conoscenza di quei fatti ai giovani lettori del web di oggi, che della storia della Grande Guerra sanno poco o nulla. Ragazzi del 2019 ecco l’articolo da leggere oggi per riscoprire il vostro passato storico, terreno in cui affondano e vivono le radici della libertà nel nostro Paese: “Non più tombe o cimiteri ma monumenti. Lastre di pietra grezza appena intagliate, soldati di ferro che sembrano sospesi in una corsa eterna, lamiere e profili di cannoni. Ciascun paese possiede il suo, a volte arrugginito o scolorito dal tempo, più spesso assimilato dalla geografia dei luoghi e dagli anni che passando ne hanno cancellato. Alla fine del primo conflitto mondiale, la necessità di commemorare i propri ragazzi caduti in battaglia è un’esigenza che non risparmia nessuno. Ogni famiglia italiana piange i suoi morti. Saranno oltre 600 mila i soldati morti nella guerra di trincea, molti dei quali rimarranno per sempre senza nome. Cent’anni per la storia non sono che un giorno. Eppure all’uomo basta anche meno per smettere di ricordare. Oggi, molti ignorano l’origine, il significato simbolico e perfino il valore storico di questa giornata. E quel Monumento ai caduti di ciascuna città altro non è che un angolo vuoto di memoria. Oggi molti vi vedranno davanti una corona d’alloro fresca poggiata lì da meno d’un giorno ma ignorandone il perché tireranno dritti. I più nemmeno ci faranno caso. Continueranno a non avere idea della propria storia, della storia che ha portato all’unità nazionale, del sacrificio di quei nomi sbiaditi sulla pietra, del motivo che avrebbe dovuto rendere questo, un lunedì diverso dagli.  “Oggi 4 novembre celebriamo il Giorno dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, in questo 2019, anno centenario del decreto che volle una festività dedicata alla appena conquistata unità della Patria” ha scritto ieri mattina il capo dello Stato, Sergio Mattarella, in un messaggio al ministro Guerini, “Settanta anni fa la Repubblica riconobbe, con legge del Parlamento, il 4 Novembre come Giornata dell’Unità Nazionale. Una data in cui si riassumono i valori di una identità nazionale lungamente perseguita dai popoli d’Italia con le aspirazioni risorgimentali e con i grandi sacrifici compiuti dal popolo italiano nella prima guerra mondiale”.Novanta secondi è quanto i tg nazionali avranno dedicato a questa storia che pochi ricordano, che molti ignorano completamente. Una corona d’alloro deposta sull’Altare della patria, luogo scelto nel 1921 per ospitare un Milite Ignoto di quella grande guerra. Quei resti simbolici di un solo combattente anonimo, uno dei tanti che non verrà mai identificato. Verrà scelto il 28 ottobre da una donna di Trieste, Maria Bergamas, madre fra le tante madri alle quali la Grande Guerra aveva sottratto perfino il corpo del proprio figlio morto in battaglia. Un treno che, partito da Aquileia il giorno successivo, attraverserà mezza Italia, fermandosi in quasi tutte le stazioni. Accompagnato da due ali di folla ininterrotte arriverà fino a Roma dove verrà tumulato. Da allora, dal 4 novembre 1921 l’Ignoto Militi giace lì. Nel silenzio che avvolge un fatto lontano negli anni, nella dimenticanza di tempo che nessuno conosce più ma che andrebbe riscoperto, che meriterebbe di essere studiato perché appartiene alla storia di ognuno di noi.

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