Smog a Roma, la sindaca Raggi ribadisce il divieto di circolazione anche per i diesel Euro 6

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”Immaginiamo una stanza con le porte e le finestre chiuse, come l’area fumatori di un aeroporto, e 10 persone che fumano al suo interno. L’aria in breve tempo diventa irrespirabile. C’è un problema: le porte non possono essere aperte. Rimanere così al suo interno è insostenibile. A quel punto per migliorare la situazione viene chiesto a cinque persone di non fumare. L’aria nella stanza continua ad essere densa di fumo ma almeno si evita che peggiori”. Così in un post su Facebook la sindaca di Roma Virginia Raggi interviene sulle polemiche che stanno investendo la decisione del Comune di non far circolare anche i diesel 6 visti gli elevati livelli di inquinamento da Pm10. e basi, nel periodo invernale il Pm10 complessivamente emesso giornalmente a Roma ammonta quindi a circa 20.000 kg. Per quanto riguarda invece gli NOx, le emissioni sono principalmente dovute al traffico stradale e quindi distribuite lungo l’intero anno, con una emissione di circa 60.000 kg/giorno”. “Considerando i limiti emissivi per i Pm di tali auto (0,005 gr/km), con una percorrenza giornaliera media in ‘fascia verde’ di 20 km, il loro peso nel periodo del blocco del traffico è dello 0,15% che si dimezza (0,075%) nel caso più verosimile di una percorrenza di 10 km – stima l’Up – In termini assoluti, le oltre 300mila auto diesel euro 5 e 6 nel percorrere 20 km possono produrre al massimo 30 kg di Pm al giorno rispetto ai circa 20.000 kg totali emessi giornalmente nel Comune di Roma nel periodo invernale, in cui il riscaldamento ha un ruolo predominante”. “Anche sotto il profilo delle emissioni di NOx, qualora si volessero considerare i suoi effetti sul Pm10 secondario, occorre evidenziare che le emissioni complessive delle auto diesel euro 5 e 6 bloccate ammonterebbero all’1,3% (lo 0,4% per le sole euro 6) delle emissioni giornaliere totali di NOx”, aggiunge Up. “È dunque evidente che la decisione del Comune di Roma – sottolinea l’Up – di limitare la circolazione delle diesel euro 5 e euro 6 avrà un effetto praticamente nullo sulla riduzione delle emissioni inquinanti, in particolare del Pm10. Si tratta pertanto di una decisione del tutto ingiustificata alla luce dei valori realmente emessi che, oltre a creare disagio tra i consumatori, determina incertezza bloccando o rallentano il ricambio del parco e cioè uno degli strumenti principali in grado di dare un contributo positivo alla qualità dell’aria nel medio termine, data l’elevata età media del parco veicoli pubblico e privato rispetto alla media europea”. “Nell’ambito delle politiche finalizzate alla riduzione del particolato, è fondamentale anche il ruolo svolto dalle condizioni e dalla qualità di manutenzione dei manti stradali”, fa presente l’Up che ricorda come “un esempio dell’efficacia di interventi specifici sulle strade si ha nella città di Stoccarda che, a fronte di un triplicarsi del numero di giorni di lavaggio delle strade, ha registrato una riduzione del 60% dei superamenti delle concentrazioni giornaliere del Pm10”. “Interventi anche modesti sulla pulizia e manutenzione delle strade cittadine darebbero quindi risultati di gran lunga superiori in termini di abbattimento delle emissioni di Pm10, come dimostrano le esperienze europee, rispetto agli effetti praticamente nulli derivanti dal blocco delle auto diesel euro 5 e euro 6”, osserva l’Up ricordando che “nelle motorizzazioni euro 5 e 6, le emissioni di particolato derivano solo in piccola parte dalle emissioni allo scarico (sia primarie che secondarie), mentre in larga percentuale sono dovute al deterioramento per attrito di pneumatici, freni e del manto stradale (le cosiddette emissioni non-esauste), che tra l’altro tendono a crescere rapidamente con l’aumento del peso del veicolo”.

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