Pagamenti alla Pubblica amministrazione. L’Unione europea sanzione l’Italia per gli eccessivi ritardi

L’Italia ha violato la direttiva Ue contro i ritardi nel saldo nelle transazioni commerciali, poiché non ha fatto in modo che le sue pubbliche amministrazioni rispettino termini di pagamento non superiori a 30 o 60 giorni di calendario. Lo stabilisce la Corte di Giustizia dell’Ue, con una sentenza che dà ragione alla Commissione Europea e torto all’Italia. La causa nasce dalle denunce arrivate alla Commissione da operatori economici italiani, per i tempi lunghissimi con cui “sistematicamente” le pubbliche amministrazioni saldano le fatture; l’esecutivo Ue ha pertanto promosso un ricorso per inadempimento contro l’Italia dinanzi alla Corte di Lussemburgo. In sua difesa, l’Italia ha sostenuto davanti alla Corte che la direttiva impone solo di prevedere i tempi previsti per i pagamenti (entro 30 o 60 giorni di calendario) e, in caso di sforamento, il diritto dei creditori agli interessi di mora e al risarcimento dei costi di recupero. Secondo lo Stato italiano, la direttiva non imporrebbe invece “l’effettiva osservanza, in qualsiasi circostanza”, dei termini di cui sopra. I giudici hanno respinto l’argomentazione dell’Italia, sancendo che la direttiva “impone” agli Stati membri il rispetto “effettivo”, da parte delle pubbliche amministrazioni, dei termini previsti. I giudici sottolineano che il fatto che la situazione dei ritardi nei pagamenti “sia migliorata negli ultimi anni” non impedisce che si riconosca che l’Italia è venuta meno agli “obblighi” che aveva ai sensi del diritto Ue. L’esistenza di un inadempimento, spiegano i giudici della Corte, deve essere valutata in relazione alla situazione dello Stato membro quale si presentava alla scadenza del termine stabilito nel parere motivato, ossia, in questo caso, il 16 aprile 2017.