Coronavirus, le vittime salgono a 361: più dell’epidemia di Sars del 2002-2003. I contagiano sono oltre 17.200

I morti in Cina per l’epidemia di coronavirus hanno superato le vittime della Sars nel Paese asiatico. All’ultimo conteggio diffuso dalla Commissione Nazionale per la Sanità, i decessi sono 361, cifra che supera le 349 vittime sul territorio cinese dell’epidemia di Sars del 2002-2003. Dall’emergere del virus nella città di Wuhan a dicembre scorso, l’epidemia di coronavirus ha colpito 24 nazioni e nella sola Cina sono 17.205 i casi confermati, mentre le persone che sono state dimesse dalle strutture ospedaliere dopo la guarigione sono 475, tra cui anche un uomo di 88 anni, ieri, a Wuhan. L’epidemia di coronavirus affonda le Borse cinesi alla ripresa delle contrattazioni dopo la pausa per le festività del capodanno lunare, nonostante la maxi-iniezione di liquidità annunciata dalla banca centrale cinese per sostenere la liquidità del sistema finanziario. L’indice Composite della Borsa di Shanghai sprofonda a -8,13% al termine della mattinata, ai minimi da un anno, e Shenzhen Component va in pausa a -8,27%: entrambe le Borse sono scese oltre il 9% di perdite dopo i primi scambi. A un’ora dalla fine delle contrattazioni, Shanghai perde il 7,86%, mentre Shenzhen cede il 7,72%. E’ intanto atteso per le 10, all’aeroporto militare di Pratica di Mare, l’arrivo del Boing KC 767 dell’Aeronautica Militare con a bordo gli italiani rimpatriati da Wuhan. Gli italiani saranno poi trasferiti alla cittadella militare della Cecchignola dove trascorreranno un periodo di quattordici giorni di isolamento. Nel primo giorno utile di ritorno al lavoro, sono almeno 24 le province e municipalità cinesi, come Shanghai, Chongqing e il Guandong, che invece hanno rinviato la ripresa delle attività economiche e produttive a non prima del 10 febbraio per i timori di contagio. Sono aree che nel 2019 hanno pesato per oltre l’80% in termini di contributo al Pil della Cina e per il 90% all’export. L’Hubei, cuore dell’epidemia, non ripartirà prima del 14 febbraio, sempre che non si richieda una “appropriata estensione” del periodo di ferie, ha scritto venerdì il Quotidiano del Popolo.