Coronavirus, le vittime in Cina salgono a 565 e i contagi complessivi oltre 28mila

Sono ormai 565 i morti per il coronavirus nel mondo mentre i contagi a livello globale ammontano a 28.149 casi e le persone guarite sono 1.147. E’ il quadro aggiornato dell’epidemia, secondo la mappa online sviluppata dal Center for Systems Science and Engineering della statunitense Johns Hopkins University. In particolare i decessi ammontano a 565 di cui 563 in Cina (549 nella sola provincia dello Hubei) e due all’estero (uno nelle Filippine ed un altro a Hong Kong). La Cina annuncia il dimezzamento dei dei dazi sull’import di oltre 1.600 beni Usa per 75 miliardi di dollari, a un mese dalla firma della ‘fase uno’ dell’accordo sul commercio tra Washington e Pechino. La misura sarà efficace dal 14 febbraio, in base a quanto comunicato dalla Commissione sulle tariffe del Consiglio di Stato, il governo cinese. La decisione, nel mezzo dell’epidemia del coronavirus e della carenza di alcuni beni primari, interessa i dazi del 5% e del 10% applicati alla lista di beni colpiti a settembre. La Cina ha annunciato una possibile arma contro il coronavirus, due farmaci che sarebbero in grado di fermarlo. Estrema cautela, invece, dall’Oms, secondo cui al momento “non ci sono terapie efficaci” per debellare l’infezione, che anzi ha provocato il più alto numero di contagi in una sola giornata. A circa due mesi dall’inizio dell’epidemia, e quasi 30mila casi accertati, gli scienziati cinesi hanno dato conto di una “importante scoperta”. Un team di ricerca guidato da Li Lanjuan, tra i massimi esperti nel paese, ha testato con successo due vecchi farmaci antivirali, l’Abidol e il Darunavir, affermando che possono “effettivamente inibire il coronavirus 2019-nCoV”. Tanto che l’equipe medica si è spostata nella provincia focolaio dell’Hubei per “rafforzare il trattamento” dei nuovi pazienti. A Ginevra per ora non si condivide lo stesso ottimismo. Per l’Organizzazione mondiale della Sanità, infatti, “non ci sono terapie efficaci conosciute”. L’unico dato certo è il numero “relativamente basso di contagi fuori dalla Cina, l’1%”, che “dà una finestra di opportunità per prevenire” che la situazione degeneri in pandemia, ha spiegato il direttore generale Tedros Ghebreyesus, che ha lanciato un appello per reperire 675 milioni di dollari. In Cina, in attesa di capire se i due farmaci testati avranno successo, oltre mille pazienti sono stati già dimessi dagli ospedali. Eppure la quotidianità racconta anche di un virus che continua a mietere vittime, soprattutto nell’Hubei. Preoccupa il caso di un bimbo positivo al virus dopo 30 ore dalla nascita a Wuhan. Circostanza che, secondo i medici dell’ospedale pediatrico locale, suggerisce un contagio dalla madre, anche lei malata, durante la gravidanza.
Nella città dove tutto è cominciato le strutture mediche sono praticamente dappertutto. Oltre ai due nuovi maxi-ospedali inaugurati in pochi giorni, 11 palestre e centri sportivi verranno riconvertiti. Nel resto del paese, ancora non sottoposto a isolamento, si attende tra mille incognite la fine delle lunghe vacanze di Capodanno che hanno limitato gli spostamenti. Anche Pechino ha iniziato a ripopolarsi e la ripresa delle scuole costituirà un test sull’evoluzione dell’epidemia. Nella capitale inoltre, come ulteriore misura di prevenzione, è stato proibito ai catering di organizzare cene di gruppo dopo a Wuhan il contagio si è esteso ad altri due quartieri per la partecipazione di migliaia di persone ad un banchetto. In questo scenario le autorità centrali sono in fibrillazione ed hanno fatto calare la scure su 400 funzionari locali, giudicati colpevoli “di gravi lacune” e “di gestione insoddisfacente” della crisi. L’agitazione di Pechino è aggravata dal contraccolpo per l’economia, anche a causa del fuggi fuggi dei grandi gruppi stranieri. Per ultimi il consorzio Airbus, che ha fermato un sito di assemblaggio nel nord-est, e Adidas e Nike, che hanno chiuso la maggior parte dei loro negozi in tutto il paese. Mentre la principale compagnia aerea di Hong Kong, la Cathay, ha chiesto ai suoi 27.000 dipendenti di prendere fino a tre settimane di congedo non retribuito. Nell’ex colonia britannica il personale medico è sceso in piazza per tre giorni di fila chiedendo la chiusura totale della frontiera con la Cina. Convincendo la governatrice Carrie Lam a istituire la quarantena di 14 giorni per tutti i visitatori dalla terraferma. In porto, nel frattempo, resta bloccata una nave da crociera con 1.800 turisti e il personale a bordo, in quarantena perché tre suoi passeggeri, sbarcati in Cina il 24 gennaio, sono poi risultati positivi al coronavirus. La stessa odissea la stanno vivendo da 48 ore 3.700 persone su un’altra nave da crociera ormeggiata a Yohokoma, in Giappone. Almeno 10 si sono ammalati e sono stati sbarcati per essere trasferiti in ospedale: sono 3 giapponesi, 3 di Hong Kong, 2 australiani, un americano ed un filippino, membro dell’equipaggio. Gli altri resteranno confinati nelle loro cabine fino alla fine dei 14 giorni necessari per l’isolamento.