Le parole dell’avvocato di parte civile dopo la sentenza della Cassazione sul Caso Vannini, Avv. Gnazi: “Un giorno storico”

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“La decisione della Cassazione del 7 febbraio dovrà essere approfondita dopo il deposito delle motivazioni, ma possiamo sin d’ora affermare che sarà un caso destinato a fare scuola. Debbo dire (con grande umiltà, ma altrettanta consapevolezza) che è stato davvero appagante sentir confermare dalla Cassazione quella impostazione giuridica che avevo convintamente adottato e difeso sin dal giorno successivo alla tragedia: che si trattava, cioè, di un omicidio volontario sotto il profilo del dolo eventuale a causa, in sintesi, del comportamento omissivo e mendace tenuto dai presenti nel periodo successivo all’esplosione del colpo di pistola. Attenzione però: ha vinto il diritto, non le suggestioni. Il diritto è bellezza, disciplina, armonia, intuizioni, approfondimenti, evoluzione con il comune sentire. È una forma di giustizia che si avvicina il più possibile a quella vera. È stata (e sarà ancora) durissima, ma siamo determinati a farcela. Vogliamo avere giustizia, non vendette o processi sommari. Giustizia secondo Diritto. Il 7 febbraio abbiamo avuto anche la conferma che bisogna sempre lottare sino in fondo e mai abbandonare le proprie convinzioni. In questo, Marina e Valerio sono stati esemplari: mille difficoltà e mille delusioni, ma fermezza incrollabile nell’andare avanti con la fiducia che ce l’avremmo fatta. Perché abbiamo il dovere di donare a Marco il fiore più bello: quello della Giustizia”.

 

Elisabetta Trenta dopo

la sentenza: “La gravità

della situazione era

sotto gli occhi di tutti loro”

Questa mattina mamma Marina diceva “prima credevo nella giustizia, ora ci spero”; papà Valerio diceva “se non c’è un segno di giustizia questa volta è davvero una cosa brutta vivere in questo paese”. Ecco, hanno sperato a ragione: la Cassazione ha annullato la sentenza di appello che aveva ridotto la pena per Ciontoli dai 14 anni, datigli in primo grado, a 5 ed ora ci sarà un nuovo processo con un’ipotesi di accusa ben più grave perchè, come è stato sottolineato questa mattina, “Marco non è morto per il colpo di pistola ma per i 110 minuti di ritardo nell’allertare i soccorsi. Tutti per ben 110 minuti mantennero una condotta omissiva menzognera e reticente. Ora il processo si riapre dall’inizio, non è ancora finita ma, almeno, Valeria e Marina lo affronteranno con fiducia rinnovata nella giustizia e con la certezza di avere tutto il Paese che li abbraccia e li sostiene.  Cari Marina e Valerio, vi abbraccio forte anche io!

 

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